Oltretevere

E' beato il cardinale polacco che si oppose ai totalitarismi

Wojtyla disse: 'Senza Wyszynski non ci sarebbe Papa polacco'

(ANSA) - ROMA, 12 SET - "Non ci sarebbe sulla Cattedra di Pietro questo Papa polacco, se non ci fosse la tua fede, che non ha indietreggiato dinanzi al carcere e alla sofferenza. Se non ci fosse la tua eroica speranza, la tua fiducia senza limiti nella Madre della Chiesa": a ricordare queste parole di Giovanni Paolo II, scritte in una lettera nel 1978, al cardinale Stefan Wyszynski, è stato oggi a Varsavia il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, nella Messa di beatificazione dello stesso primate di Polonia e di Madre Elzbieta Roza Czacka che, colpita a 22 anni da completa cecità, dedicò la sua vita ai no vedenti. "Vengono beatificati insieme. E' come il compimento - ha sottolineato Semeraro - di un incontro storico, grazie al quale essi si conobbero a Laski già 95 anni fa, nel 1926. Il giovane sacerdote fu edificato dalla fede e dalla tenacia di quella donna che, mossa dalla carità divina, era totalmente dedita a Dio e al prossimo. Ne nacque una preziosa collaborazione, una condivisione sincera di intenti e propositi".
    Il cardinale Wyszynski è una pietra miliare della storia della Chiesa della Polonia e strettissimo fu il rapporto con Karol Wojtyla, il primo papa polacco della storia. Originario di Zuzela, divenne sacerdote ne 1924, in anni complicatissimi per il suo Paese e l'intera Europa. Uno dei momenti più drammatici fu indubbiamente quello della Seconda guerra mondiale e della eroica e tragica insurrezione di Varsavia del 1944. Wyszynski si trovava allora nei dintorni della capitale, a Laski, come cappellano di un Istituto per i non vedenti e dell'Armata Nazionale. Proprio durante l'insurrezione, ebbe luogo a Laski un fatto singolare e profetico: il Beato raccolse da terra un frammento di carta, proveniente dai roghi della capitale in fiamme, che, già in parte bruciato, riportava una parola: 'Amerai'. Wyszynski fu profondamente colpito da questo fatto e conformò il suo servizio di pastore e vescovo, a Lublino prima e poi a Gniezno e Varsavia, affrontando tutte le difficoltà che la sua Nazione ebbe a soffrire negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale.
    In quel periodo politicamente e socialmente complicato, guidò con coraggio, costanza e decisione la Chiesa in Polonia, opponendosi, con le parole del Vangelo, "a un'ideologia che disumanizzava l'uomo e lo allontanava dalla pienezza di vita", come ha detto oggi il card. Semeraro. Il culmine delle sofferenze che pagò per questa sua opposizione ai totalitarismi furono i tre anni di prigione dal 1953 al 1956. (ANSA).
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA




Modifica consenso Cookie