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Rifiuti: distretti circolari per chiudere il ciclo

Idea Maire Tecnimont/NextChem, anche per idrogeno destinato Tpl

PISA ANSAcom

Una delle soluzioni per chiudere il ciclo dei rifiuti anche nei territori più virtuosi è il Distretto circolare verde presentato oggi a Pisa, nel corso di un convegno promosso insieme alla Scuola superiore Sant'Anna, da NextChem, la società di Maire Tecnimont che opera nel campo della chimica verde e delle tecnologie a supporto della transizione energetica e l’economia circolare, basandosi sul know how e l’esperienza di un gruppo italiano con circa 9 mila addetti e sedi in tutto il mondo. Il Distretto circolare verde, è stato spiegato, "può includere diverse tecnologie per realizzare prodotti della chimica verde - come idrogeno, metanolo, etanolo, dal riciclo di scarti plastici e secchi da cui estrarre carbonio e idrogeno per ricostruire molecole “circolari” e a basso contenuto carbonico - e per produrre idrogeno verde attraverso elettrolisi, da fonti rinnovabili". Un modello che consente di riconvertire siti industriali salvando posti di lavoro e creandone di nuovi, di creare nuove filiere industriali e di ridurre la dipendenza energetica del Paese, producendo materiali che oggi vengono importati dall’estero e creando le condizioni per avviare una fase pilota di utilizzo dell’idrogeno nei trasporti pubblici, uno degli obiettivi del Next Generation Eu e dei Piani per l’energia e per il clima. "La tecnologia di conversione chimica per la produzione di molecole circolari è un'innovazione di NextChem - ha sottolineato Pierroberto Folgiero, ceo gruppo Maire Tecnimont e NextChem - che si basa su processi consolidati e contribuisce sia alla riduzione dello smaltimento dei rifiuti in discarica e sia alla decarbonizzazione dell’industria e dei trasporti, necessaria al raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni. La nostra idea prevede la produzione di idrogeno, che ha un ruolo molto importante per l'avvio della mobilità sostenibile. Con un impianto di idrogeno circolare che parte da rifiuti plastici e rifiuti secchi si potrebbe produrre idrogeno a un prezzo basso che potrebbe essere utilizzato per esempio per la mobilità di una flotta di autobus nel territorio dove nasce l'impianto e potrebbe essere anche un modo per rompere il ghiaccio in questo grande tema che c'è dell'esistenza della domanda e dell'offerta di idrogeno". Del resto, ha osservato il presidente di Maire Tecnimont, Fabrizio Di Amato, "i rifiuti sono il petrolio del terzo millennio e il nostro obiettivo è dimostrare che è possibile recuperarlo e riutilizzarlo per fini completamente rinnovabili attraverso un processo di gas di sintesi per trasformare i rifiuti in biocarburanti, matanolo o etanolo". "Si tratta - ha spiegato - di progetti che stanno in piedi con le proprie gambe e non necessitano dei contributi pubblici. I distretti circolari verdi, secondo noi, sono l'uovo di Colombo: possono dare nuova vita a siti industriali in crisi (raffinerie, ex acciaierie) salvando, quindi, posti di lavoro e creando nuova occupazione perché trasformandoli in impianti di nuova generazione con una forte caratteristica digitale e di innovazione avremo bisogno di lavoratori giovani e adeguatamente formati". "Così - ha concluso Marco Frey, coordinatore del laboratorio sulla sostenibilità della Scuola Sant'Anna di Pisa - si diventa protagonisti di una sfida impegnativa per la quale servono visione strategica, azioni condivise, tecnologie innovative".

In collaborazione con:
NextChem

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