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"Iranians", i persiani d'Italia

"Iranians", i persiani d'Italia

Sono quasi diecimila, soprattutto commercianti e studenti

28 gennaio 2016, 10:45

Fabrizio Cassinelli

ANSACheck

I persiani amano molto la cucina italiana © ANSA/Fabrizio Cassinelli

I persiani amano molto la cucina italiana © ANSA/Fabrizio Cassinelli
I persiani amano molto la cucina italiana © ANSA/Fabrizio Cassinelli

Quella degli iraniani in Italia è una comunità variegata e molto attiva. Si tratta di svariate migliaia di persone, che hanno indiscutibilmente in comune, oltre a le tradizioni, la laboriosità. Difficile, infatti, trovare iraniani senza arte né parte: quasi tutti sono ben inseriti nel tessuto sociale, trattandosi prevalentemente o di imprenditori con le loro famiglie, o di studenti e professionisti.

La comunità persiana è prevalentemente arrivata nel Belpaese in due ondate: quella degli Anni '80, conseguenza della cacciata dello Scià durante la Rivoluzione islamica del 1979, oggi composta prevalentemente da imprenditori, e quella degli ultimi anni, dopo il 2000, formata da studenti che provengono da famiglie agiate di Tehran o di altre grandi città. "Siamo tanti, ma non ve ne siete mai accorti perché i persiani tendono a non provocare problemi e si adattano molto bene allo stile di vita occidentale, anche se, per molti di noi, è un po' troppo spregiudicato - spiega Moshen, 56 anni, in Italia da 40, rappresentante di un'azienda che importa il famoso caviale iraniano in Europa - Siamo un popolo di artisti, commercianti e piccoli imprenditori, come voi, e quindi l'assimilazione è stata facile. Alcuni di noi sono dissidenti, cioè sono scappati dopo la rivoluzione islamica perché le loro famiglie erano vicine al Re - continua - altri hanno semplicemente deciso di andare via e di cercare fortuna da voi, in Francia o negli Usa, dove c'è la più grande comunità di iraniani dopo quella in madrepatria". Oggi i commercianti attendono con ansia la fine delle sanzioni che segue l'accordo sul Nucleare per poter tornare a effettuare transazioni economiche con la madrepatria, attualmente impossibili.

Tra i tanti ex studenti, oggi quasi tutti liberi professionisti, spesso nei settori del marketing, del design, della fotografia, c'è anche Tannaz, giunta in Italia nel 2007 per specializzare i suoi studi artistici compiuti a Tehran e oggi affermata artista, gallerista e docente universitaria di anatomia. "In Iran è difficile lavorare su abiti che non si possono far indossare a modelle, come anche conoscere l'anatomia senza poter mai disegnare un corpo nudo, ecco perché molti studenti vengono in Italia, oltre per il livello delle scuole d'arte. Nel 2007 io e un compagno di università abbiamo fondato un'associazione studentesca a Firenze. Poi ne sono nate anche in altre città, perché i giovani iraniani fanno rete tra di loro e amano ritrovarsi per i giorni tradizionali dell'anno, come durante il Nowruz, il capodanno persiano che si festeggia il 22 marzo". Nella bella stagione i ragazzi iraniani, ma anche le famiglie, si trovano in parchi e giardini per vivere una delle loro più tradizionali attività: i picnic all'aperto. Il rovescio della medaglia e la complessa burocrazia per i visti. "Tra le mille cose da fare bisogna depositare fondi per circa 10mila euro per anno accademico. Sono 50 mila euro! - dice uno studente iscritto a Torino - Speriamo che presto tutto possa diventare più semplice".

Per gli amanti della statistica gli iraniani in Italia sono circa 10mila, equamente divisi tra maschi e femmine (dati Osservatorio dei comuni italiani). La comunità ha subito un deciso incremento dal 2012 al 2014, aumentando di oltre il 40% e si concentra in Lombardia, con oltre duemila persone, Lazio, Emilia e Piemonte. Le città con più iraniani sono, nell'ordine, Roma, Milano, Firenze e Bologna, soprattutto per la presenza di studenti iscritti in corsi universitari di arte, moda, design e spettacoli. Gli immigrati irregolari sono rarissimi.

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