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Israele vuole l'accordo con l'Arabia Saudita 

Israele vuole l'accordo con l'Arabia Saudita 

Il messaggio per l'Europa: 'Combattiamo anche per voi' 

06 dicembre 2023, 19:27

Stefano Polli

ANSACheck

Una assemblea della Knesset © ANSA/EPA

Una assemblea della Knesset © ANSA/EPA
Una assemblea della Knesset © ANSA/EPA

Sui muri dell'assemblea della Knesset sono state appese le foto degli ostaggi in mano ad Hamas. Sembra che guardino i deputati. Il messaggio rivolto ai parlamentari dell'unica democrazia della regione è chiaro: dovete riportarli a casa. L'aria alla Knesset è pesante e la stessa situazione la troviamo al ministero degli Esteri e nelle stanze della politica di Gerusalemme in una giornata d'inizio di dicembre che sembra estate. Si usano frasi senza precedenti: 'Quella che stiamo combattendo è una guerra esistenziale'. Oppure: 'Il 7 settembre ha cambiato la nostra storia, vediamo le cose in un modo diverso'. Insomma, questa è la traduzione: nulla sarà come prima e a Gaza andremo fino in fondo, costi quel che costi. Ma la consapevolezza di una situazione difficilissima non toglie nulla alla ricerca di uno scenario che possa nel medio periodo trovare soluzione strategiche alle crisi e alle guerre periodiche che insanguinano questo angolo di mondo. E un punto fermo è il dialogo con l'Arabia Saudita. Israele vuole chiudere il negoziato che la guerra a Gaza ha congelato dopo progressi veloci e sorprendenti che stavano portando alla firma degli accordi di Abramo con una 'svolta della storia' che davvero avrebbe cambiato gli equilibri geopolitici del Medio Oriente e non solo. 'Uno degli obiettivi dell'attacco di Hamas era uccidere l'accordo con l'Arabia Saudita. Eravamo pronti a firmare... ma lo faremo', dice Micki Biton con il tono della voce che cresce per sottolineare il concetto. Il retropensiero è subito svelato ed è il pensiero che ossessiona tutti i vertici israeliani e riguarda l'Iran. 'Per loro siamo il piccolo Satana e l'America e il grande Satana, ma perché ci odiano così...?' A Gerusalemme spiegano con dovizia di particolari come Teheran abbia armato e istruito Hamas, quanti flussi di denaro ci siano e ritengono che 'l'Iran non sia lontano dall'avere l'arma atomica'. Ma c'è un messaggio anche per l'Europa. 'Molti tra di loro pensano che l'Europa debba essere controllata dall'islam', ripete Biton. È un concetto che viene ripetuto al ministero degli Esteri. 'Stiamo combattendo una battaglia che potrebbe arrivare anche in Europa e in diversi Paesi europei', dice l'ambasciatore Daniel Meron che alla richiesta di ulteriori spiegazioni preferisce, con diplomazia, affidarsi a un off the record, cioè a frasi che non possono essere riportate dalla stampa, che noi naturalmente rispettiamo. Oltre alle preoccupazioni per l'Iran c'è un notevole fastidio per la Turchia. 'Siamo molto arrabbiati con loro', dice la deputata Shelly Tal Meron che poi ci fa una domanda a sorpresa. 'Ma perché soltanto ad Israele vengono chieste spiegazioni sulla morte dei civili durante una guerra? Noi naturalmente facciamo di tutto per evitarli, prima di attaccare zone dove ci sono civili li avvertiamo ma durante la guerra in Iraq e Afganistan queste domande non venivano fatte'. La verità è che questa 'guerra è diversa dalle altre - dice ancora Biton - quello che ci ha attaccato è un vero esercito, un esercito del terrore con grandi capacità militari'. Aggiunge Micky Rosenfeld della polizia nazionale: 'Nelle auto usate il 7 ottobre dai terroristi abbiamo trovate tantissime armi e cibo per settimane. Sospettiamo che volessero andare più avanti, forse arrivare addirittura a Tel Aviv...'. 'Ma non è una guerra per il territorio, vogliono semplicemente distruggere Israele', precisa Tal Meron. L'altra grande minaccia è Hezbollah e Peter Lerner, uno dei portavoce dell'Idf, sottolinea un aspetto che coinvolge l'Onu - che Israele ha aspramente criticato in queste settimane - e, in parte, anche l'Italia. L'Unifil ha un mandato poco efficace in questa fase. 'Ci sono armi in spazi dove non dovrebbero essere secondo gli accordi', precisa Lerner, aggiungendo che l'Unifil di fatto non può incidere in alcun modo. Le percezione che si fa strada dopo una giornata passata nelle stanze della politica di Gerusalemme è che Israele vorrebbe un appoggio più netto dalla comunità internazionale. 'Non abbiamo bisogno di voi per combattere - ci viene detto - ma abbiamo bisogno del vostro pieno appoggio politico'. Il 7 ottobre ha forse davvero cambiato il Paese ed è una data che pesa molto sulle spalle di chi avrebbe dovuto fare di più. Ariel Shalicar - maggiore dell'Idf della caserma Shura, dove tra l'altro si porta avanti l'angosciante procedura del riconoscimento dei corpi o di quel che rimane dei morti del 7 ottobre - non usa giri di parole: 'Abbiamo sottovalutato Hamas, le loro capacità e la loro brutalità, ma ovunque essi siano ora, noi li troveremo'. E l'altra percezione che cresce chiaramente nella sera di Gerusalemme è che questa guerra non finirà presto.

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