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Il rombo della guerra al confine con Gaza

Il rombo della guerra al confine con Gaza

Sderot città fantasma, l'artiglieria nella zona dei kibbutz

KFAR AZA, 04 dicembre 2023, 19:23

dell'inviato Stefano Polli

ANSACheck

I colpi dell'artiglieria israeliana esplodono secchi, il ronzio dei droni è continuo, gli elicotteri con la stella di Davide volano su Gaza. I rumori della guerra attraversano l'aria sul confine della Striscia. La guerra è ricominciata con forza dopo la pausa di una settimana e non è soltanto a sud nella zona di Khan Yunis. I colpi israeliani arrivano anche a nord. I suoi rumori arrivano chiari a Sderot e al kibbutz di Kfar Aza, entrambi a un chilometro dal confine. Più in là non si può andare. Sderot è diventata una città fantasma e Kfar Aza è ormai una zona militare interdetta ai civili. Oggi è stato possibile entrare grazie ad una missione organizzata da Elnet Italia. La tensione è molto alta. La leggi negli occhi e nelle parole dei militari israeliani. Anche oggi sono risuonate le sirene nella zona di Sderot costringendo tutti a ripararsi.

"Abbiamo sottovalutato Hamas - dice il maggiore Ariel Shalicar, riservista, di stanza alla caserma Shura - abbiamo sottovalutato le loro capacità militari e la loro brutalità. Ma dopo il 7 ottobre abbiamo detto che smantelleremo Hamas, ovunque essa sia, nel nord o nel sud di Gaza. Ed è quello che faremo".

E guardando la guerra dal confine, l'impressione netta è che Israele abbia ripreso le manovre militari con una determinazione addirittura maggiore rispetto a prima della pausa. Nel pomeriggio di oggi le batterie di artiglieria israeliane ai confini settentrionali hanno martellato la Striscia appoggiando le incursioni degli elicotteri e delle truppe di terra. I colpi sparati da Israele hanno risuonato in continuazione in tutte le località israeliane vicine al confine. Anche a Sderot, la prima città colpita dalla furia di Hamas il 7 ottobre. Ci vivevano poco meno di 40mila persone, adesso è diventata una città fantasma. Sono rimasti in duemila e il futuro è un grande punto interrogativo. Gli sfollati di Sderot sono fra i 250mila cittadini israeliani che son stati costretti a lasciare le loro case nel nord - vicino al confine del Libano dove rimane forte la minaccia di Hezbollah - e nel sud, a ridosso della Striscia. La città è deserta, pochissime persone per strada, negozi chiusi e un inquietante silenzio rotto soltanto dai suoni della guerra che prosegue a meno di due chilometri di distanza. Qua e là si vedono alcune famiglie uscire dalle proprie abitazioni con gli scatoloni dei traslochi.

Micky Rosenfeld, della polizia nazionale israeliana, non si sbilancia sul futuro della città. "E' presto per parlarne. Vogliamo ricostruire la nostra comunità e lo faremo certamente ma ci vorranno anni". Ma poi racconta un episodio del 7 ottobre che lo ha molto colpito: "Nelle auto dei terroristi abbiamo trovato moltissime armi ma, soprattutto, molte scorte di cibo. Questo vuol dire che il loro piano era molto più ampio, volevano stare in Israele molto tempo e, probabilmente, andare più lontano, forse provare anche ad arrivare a Tel Aviv".

A Sderot, così come ad Ashkelon e Be'er Sheva, negli ultimi giorni sono risuonate le sirene di allarme. Hamas è quindi ancora in grado di colpire Israele nonostante quasi due mesi di guerra. Da Sderot a Kfar Aza la situazione non cambia molto. Il kibbutz adesso è zona militare interdetta ai civili. Lì intorno ci sono diverse batterie di artiglieria israeliana e molti soldati presidiano la zona. Oggi però è stato possibile incontrare Israel Lender, uno dei superstiti agli orrori di Hamas. Ha raccontato di essere rimasto chiuso nella safe room della sua abitazione per 46 ore, quando poi sono finalmente arrivati i soldati israeliani a liberare lui , 65 anni, e la moglie che hanno resistito da soli, mentre gli uomini di Hamas avevano scelto proprio la loro case come centro di comando.

'Mi sento colpevole - dice - perché sono morti molti miei amici'. Una passeggiata nel kibbutz aiuta a capire un po' quello che è successo. Le devastazioni sono ancora evidenti e anche qui il silenzio è rotto soltanto dai rumori della guerra. Case con le porte sfondate, muri abbattuti, oggetti personali sparsi per i giardini e i viottoli. Vicino alla casa di Lender c'è il recinto che Hamas ha buttato giù per entrare nel kibbutz e più in là, molto vicino, appare il confine di Gaza. Vista da qui l'impressione è che questa guerra durerà ancora molto tempo.

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