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Compensazioni di carbonio, l'asset class emergente

Compensare è meglio che ridurre. Verrebbe da pensare così vedendo come si è e si sta sviluppando il mercato delle compensazioni di carbonio. La crescente domanda ha determinato in alcuni mercati dei prezzi record.

 

“Da decenni le aziende si affidano alle compensazioni per evitare o ridurre le emissioni. Storicamente associate al principio “cap and trade” (compliance), le compensazioni vengono scambiate a livello globale in due modi: sotto forma di quote tra aziende per rispettare i limiti di emissione obbligatori o nell’ambito di varie iniziative dei mercati volontari volte a ridurre le emissioni. Le compensazioni si dividono in due grandi categorie: quelle industriali e quelle basate sulla natura. Il solare e l’eolico, ad esempio, appartengono alla prima categoria, mentre la piantumazione rientra nella seconda” spiegano gli esperti di AllianceBernstein (AB).

 

Attualmente, in tutto il mondo esistono 68 mercati compliance, che rappresentano circa il 23% delle emissioni totali di gas serra. L’ingente domanda supera l’offerta e in alcuni mercati i prezzi hanno raggiunto nuovi massimi. “Nel 2021 sono stati raccolti circa 84 miliardi di dollari USA tramite il sistema del carbon pricing, rispetto ai 53 dell’anno precedente, e si prevede una rapida crescita soprattutto nel mercato volontario, dove le aziende acquistano crediti tramite iniziative di riduzione delle emissioni non necessariamente legate a regimi normativi” raccontano da AB. E secondo le stime della Banca Mondiale nel 2021 l’attività di compensazione del mercato volontario raggiungerà per la prima volta i 1.000 miliardi di USD.

 

Se questa è la situazione si potrebbe ipotizzare che le compensazioni stiano diventando un’asset class a sé stante, con propri mercati specifici. A che punto siamo? ”Affinché le compensazioni diventino mainstream, gli investitori necessiteranno di maggiori indicazioni, per capire, ad esempio, se una compensazione contribuirà a ridurre realmente le emissioni di carbonio oppure non farà che livellare la crescente produzione di emissioni di un’azienda” sottolineano da AB.

 

Gli investitori, quindi, che desiderano fare la loro parte utilizzando le compensazioni di carbonio avranno quindi bisogno di parametri affidabili per determinarne l’efficacia. “Inoltre, è importante valutare l’impatto delle compensazioni sugli stakeholder, poiché le attività di riduzione delle emissioni di carbonio apportano benefici locali, come la creazione di posti di lavoro e la conservazione della biodiversità, creando così una maggiore permanenza e legittimità e contribuendo a minimizzare le minacce esterne. Sebbene tali progetti abbiano un costo maggiore, potrebbero comportare meno rischi” evidenziano gli esperti di AB.

 

“Riteniamo che valga la pena esaminarle attivamente in un contesto più ampio di investimenti ESG. La loro abbondanza a livello globale può incoraggiare in particolare flussi di capitale verso stakeholder di Paesi in via di sviluppo e contribuire a facilitare un più ampio raggiungimento degli SDG” concludono da AB.

 

Tuttavia servirà tempo prima che le compensazioni di carbonio diventino delle opzioni di asset allocation per l’investitore medio, ma una maggiore trasparenza, la determinazione di prezzi e altri standard di mercato stanno dando un contributo importante alla sua valorizzazione.

 

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