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"Cecilia" convince la prima in tempi moderni

Muscato omaggia Cagliari con le opere custodite in Cattedrale

di Maria Grazia Marilotti

La forza tragica, spirituale ed espressiva di "Cecilia" incanta il pubblico del Lirico. Sin dall'intenso prologo di questa azione sacra di Licinio Refice, racconto per quadri della vita di Santa Cecilia, dal matrimonio al martirio. Si è aperta, come consuetudine, con una rarità musicale, eseguita per la prima volta in Italia in tempi moderni, ma anche con un omaggio a Cagliari, la stagione di Lirica e Balletto. Quasi a far riaffiorare dal passato l'iconografia della santa protettrice dei musicisti, simbolo di purezza, tenacia e vocazione al martirio, il regista Leo Muscato, fa scorrere in finale, in sequenza, una serie di immagini di artisti che l' hanno ritratta o scolpita.
    Tra queste tre delle sei opere custodite in Cattedrale: Il matrimonio mistico di Santa Cecilia e San Valeriano di Pietro Angeletti; il medaglione ovale in pietra e la statua in alabastro. "E' stata una fortuna scoprire che la Cattedrale di Cagliari 'co-intitolata' a Santa Cecilia, custodisce sei opere a lei dedicate - ha detto all'ANSA Leo Muscato - un'opportunità che non potevamo non cogliere, per un doveroso tributo verso questa città, per questa intelligentissima riscoperta di questo titolo incentrato sulla nobile romana martirizzata perché non rinnega la sua fede cristiana".
    Premio Abbiati, all'apprezzato Leo Muscato è stata affidata la regia di "Cecilia", storia d'amore e morte, fede e sacrificio sullo sfondo della Roma imperiale. In sala, oltre a mons.
    Alberto Pala, parroco della Cattedrale anche Camilla Refice, musicista, pronipote del compositore. "Ho raccolto con entusiasmo l' invito da parte del Lirico. E' una bellissima emozione vedere per la prima volta quest'opera eseguita dal vivo - ha detto Refice all'ANSA - regia e direzione musicale hanno reso appieno la portata di quest' opera". Ha regalato forti suggestioni la regia con il cielo squarciato da improvvise apparizioni di angeli, interventi divini, icone sacre proiettate sulla parete utilizzata come una tavolozza e su cui si stagliano le ombre dei personaggi, per dare potenza e pathos.
    Una scena essenziale e un raffinato disegno di luci firmate da Andrea Belli (scene) e Alessandro Verazzi (luci) tra chiaro e scuro e rimandi alla pittura impressionista e espressionista. Ottima la concertazione di Giuseppe Grazioli che ha guidato con mano sicura gli insiemi corali, i solisti e l' orchestra.
    Equilibrato e di qualità il cast tra cui Martina Serafin (Cecilia), Elena Schirru (L'Angelo di Dio), Antonello Palombi (Valeriano), impegnato in un'opera di non facile esecuzione.
    Repliche fino al 5 febbraio.
   

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