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Alla Biennale d'Arte in scena i figli della diaspora

Alla Biennale d'Arte in scena i figli della diaspora

Pedrosa: "Dal 20 aprile la mostra per celebrare lo straniero"

ROMA, 31 gennaio 2024, 18:06

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Gli artisti italiani della 60.
    Esposizione internazionale d'Arte della Biennale di Venezia? La gran parte va cercata soprattutto all'estero: in Brasile, Perù, Argentina. Sono i figli di quella "diaspora", di prima o seconda generazione, che il brasiliano Adriano Pedrosa, primo curatore sudamericano della Biennale d'Arte, ha voluto come sezione della mostra che nel titolo riassume la sua essenza: "Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere", in programma dal 20 aprile al 24 novembre, ai Giardini e all'Arsenale e Forte Marghera.
    "L'espressione Stranieri Ovunque - ha spiegato - ha più di un significato. Innanzitutto, vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri: sono/siamo dappertutto. In secondo luogo, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è sempre veramente stranieri". Pedrosa ha presentato le linee guida della mostra - 331 gli artisti presenti suddivisi in due nuclei "Contemporaneo" e "Storico" con sotto sezioni - nel corso di una conferenza stampa aperta dal saluto del presidente Roberto Cicutto al suo successore, Pietrangelo Buttafuoco, presente in sala, all'insegna "di un cambio di testimone", di "assoluta collaborazione". Se le origini del titolo vanno ricercate da una serie di lavori del collettivo Claire Fontaine, nato a Parigi e con sede a Palermo, il curatore ha ricordato che l'espressione a sua volta è stata presa da un collettivo torinese che "nei primi anni Duemila combatteva contro il razzismo e la xenofobia in Italia". Da qui il passo è apparso breve per inquadrare una esposizione che "sarà la celebrazione dello straniero, del lontano, dell'outsider, del queer e dell'indigeno".
   

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