Commercio S. Benedetto del Tronto, dopo crisi Covid "no a fermo" pesca

Marinangeli (Coci), nel 2021 consentire recupero perdite

Redazione ANSA ANCONA

(ANSA) - ANCONA - "Dopo un anno così complicato è necessario che per il 2021 non si attui il fermo biologico della pesca e si consenta soprattutto ai pescatori, ma anche a noi commercianti, di recuperare quanto abbiamo perso in termini economici". A chiederlo è Lorenzo Marinangeli, presidente del Coci, il Comitato commercianti ittici di San Benedetto del Tronto (AP). L'ANSA l'ha incontrato all'interno del mercato ittico cittadino, quando la tradizionale asta notturna del pesce è terminata da appena un paio di ore e ha portato alla vendita di oltre 85 quintali tra calamari, seppie e tantissime altre specie.

Marinangeli, oltre a guidare il Coci è anche uno dei principali grossisti sambenedettesi che commerciano pesce in tutta Italia e in Europa: "Il Covid - racconta - ci ha messo in seria difficoltà soprattutto nella prima ondata di marzo e aprile, quando i pescatori non sono più scesi in mare per circa un mese, sia perché il prezzo del pesce era crollato, sia per paura dei contagi". "Adesso - spiega - le cose stanno andando meglio, abbiamo richiesta e quindi non possiamo lamentarci, ma questo non toglie che le difficoltà ci sono e sono destinate a perdurare, se non altro per la chiusura dei ristoranti".

Ma il nodo principale da sciogliere resta il fermo pesca e questo viene sottolineato anche dal sindaco di San Benedetto del Tronto, Pasqualino Piunti: "Sono anni - dice - che ci stiamo battendo quantomeno per spostare il fermo pesca ad un altro periodo rispetto ad agosto e settembre". "In questo periodo - spiega il sindaco - la città è nel clou della stagione estiva e i tanti turisti che arrivano qui alla fine vengono privati, ad esempio, di quelle specie necessarie per preparare il famoso brodetto alla sambenedettese che è un'eccellenza del nostro territorio. A questo ovviamente si aggiunge il danno economico che subisce tutta la filiera".

Una filiera della pesca che nel tempo ha avuto un graduale impoverimento: "Oggi - sottolinea Marinangeli - sono una sessantina le barche che escono in mare tra grandi e piccole, in passato si è arrivati anche a un centinaio e la quantità di pescato non è più quella di una volta. I motivi - conclude - sono diversi, a cominciare dal cambio generazionale che non è stato all'altezza dei padri, ma anche dall'impoverimento dei fondali a causa della poca attenzione per l'ambiente marino".

(ANSA).

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