Test Medicina, 88% aspiranti matricole in V farà il Tolc

Sondaggio Skuola.net, problema appuntamento test e maturità

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 02 DIC - Per gli studenti in uscita dalle scuole superiori, la moltiplicazione dei test d'ingresso per le facoltà di area medica a numero chiuso "nazionale" (Medicina, Odontoiatria, Veterinaria) rappresenta una grande occasione.
    Così, dopo l'ufficializzazione delle due finestre all'interno delle quali, nel 2023, sarà possibile cimentarsi con i quiz (13-22 aprile e 15-25 luglio) rispondono "presente" in massa alla chiamata del ministero dell'Università. In particolare quelli che vorrebbero entrare nelle facoltà più ambite. Secondo un sondaggio effettuato dal portale Skuola.net - su un campione di 650 alunni di quinto superiore intenzionati a tentare l'accesso al corso di laurea in Medicina o in Odontoiatria - quasi 9 su 10 (l'88%) proveranno a ottenere il punteggio in grado di garantirgli un posto già nella sessione di aprile.
    Partendo dal presupposto che più tentativi si hanno, più alte saranno le possibilità di successo: la pensa così l'87% degli intervistati.
    Allo stesso tempo, però, le ragazze e i ragazzi adottano un atteggiamento più che prudente per quel che riguarda il giudizio sulla riforma nel suo complesso. In base alle nuove norme, si potrà svolgere il questionario più di una volta, scegliendo poi il punteggio più alto da far valere per l'inserimento nella graduatoria finale. A partire addirittura dal quarto superiore: chi, oggi, si trova al penultimo anno di scuola e vuole candidarsi per entrare a Medicina, Odontoiatria o Veterinaria nel 2024, avrà ben quattro chance a disposizione, potendo provare già ad aprile 2023. Ma gli studenti non si fidano più di tanto. Se, infatti, c'è un 34% dei partecipanti al sondaggio che promuove a pieni voti il sistema, altrettanti (34%) aspettano di verificare come funziona concretamente per sbilanciarsi. Mentre un altro terzo (29%) non è convinto affatto della bontà dell'impianto della riforma.
    Una delle maggiori perplessità è legata al fatto che, piazzando le sessioni di test esattamente a cavallo della Maturità, la preparazione per gli esami potrebbe essere fortemente condizionata da quella per i quiz. Anzi, il 30% dei prossimi maturandi ne ha la certezza. Quasi 2 su 3, invece, ritengono fattibile gestire contemporaneamente i due appuntamenti, ma solo a fronte di una precisa programmazione dello studio. Meno di 1 su 10 non intravede particolari criticità.
    Ecco perché una buona parte degli studenti coinvolti dalle prove d'accesso nelle tre facoltà oggetto della riforma chiede, indirettamente, collaborazione al ministero dell'Istruzione, spingendo per una Maturità simile a quella svolta lo scorso giugno (con solo la prima prova nazionale e con la seconda prova "scritta" dai docenti della scuola): per 1 su 2 sarebbe l'opzione preferita. Va però detto che in tanti (38%) vorrebbero il ritorno dell'esame standard, con due prove scritte nazionali.
    Infine, un non trascurabile 14% gradirebbe un qualcosa di diverso ancora, probabilmente una formula più "leggera".
    Proprio la paura del doppio impegno, peraltro, è la principale motivazione che, ad oggi, porterà a rinunciare alla sessione di aprile circa 1 aspirante "camice bianco" su 10. Tra questi, infatti, 6 su 10 dicono che tenteranno il tutto per tutto a luglio proprio per concentrarsi sull'esame di Stato, pensando solo successivamente all'università. Quasi 1 su 3, diversamente, salterà la prima opportunità perché consapevole che, nei prossimi quattro mesi, non riuscirà a imbastire una preparazione sufficiente per ottenere un punteggio alto. C'è, però, anche chi (7%) salterà il turno volendo prima vedere, nel pratico, com'è il nuovo test. (ANSA).
   

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