La scienza mondiale boccia il vaccino russo

Mosca replica:dubbi infondati. Trump rilancia con il made in Usa

Adele Lapertosa

La comunità scientifica è unanime: la registrazione russa del vaccino anti-Covid Sputnik V, arrivata senza completare tutte le fasi di sperimentazione, è avventata e basata su pochi dati. Dubbi che il ministro della Salute russo, Mikhail Murashko, definisce infondati. Intanto il presidente americano Donald Trump rilancia il made in Usa, annunciando un accordo con Moderna per 100 milioni di dosi di vaccino. Quello che pare sicuro, almeno secondo il Robert Koch Institut tedesco, è che il vaccino contro il coronavirus sarà pronto già nel prossimo autunno.

"Le previsioni attuali lasciano immaginare che sia possibile avere un vaccino entro l'autunno 2020", hanno scritto in un documento pubblicato su Internet gli esperti dell'istituto di riferimento del governo tedesco. Chi sarà a vincere quella che sembra una corsa sempre più politica e meno scientifica, ancora non si sa. La Russia, con l'annuncio fatto da Vladimir Putin, è la prima a registrare il vaccino contro il nuovo coronavirus, saltando però alcune tappe. Non ha infatti ancora completato la fase 3, quella con cui il vaccino viene testato su un vasto numero di persone per verificarne tossicità ed efficacia. Dovrebbe partire il 12 agosto su 2000 persone tra Russia, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Brasile e Messico, mentre la produzione di massa del vaccino dovrebbe iniziare a settembre. Finora è stato provato solo su 76 volontari, ma i risultati di questa sperimentazione non sono stati pubblicati.

Per Francois Balloux, dello University College di Londra, "è una decisione avventata e incosciente. Fare vaccinazioni di massa con un vaccino non testato adeguatamente non è etico".
L'immunologo Danny Altmann, dell'Imperial College di Londra, teme che il vaccino possa causare una malattia più "grave, cosa che accade quando gli anticorpi generati dal vaccino entrano nelle cellule, dopo l'esposizione al virus".

Come rileva Carlo Federico Perno, virologo e direttore dell'unità di Microbiologia dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, "in questo caso non abbiamo niente in mano, nessuna evidenza di efficacia e mancata tossicità". Critici anche diversi ricercatori russi.

Svetlana Zavidova, capo dell'Associazione delle organizzazioni per gli studi clinici in Russia, ha definito "ridicolo dare l'autorizzazione sulla base di questi dati. Senza la fase 3, non sarà chiaro se il vaccino previene o meno il Covid-19 e se causa effetti collaterali, per le lacune nel sistema di monitoraggio russo sugli effetti dei farmaci, che non è il migliore". Inoltre, come rileva Alexey Chumakov, ricercatore dell'omonimo istituto di Mosca, "il ministro della Salute non cerca i suggerimenti della comunità scientifica come l'Fda". Tutti dubbi che Murashko ha definito come "assolutamente infondati. Sembra che i colleghi stranieri stiano sentendo lo specifico vantaggio competitivo del ritrovato russo e stiano cercando di esprimere certe opinioni assolutamente infondate".

Gli Stati Uniti intanto, altro concorrente in gara, hanno raggiunto un accordo di 1,5 miliardi di dollari con Moderna per 100 milioni di dosi di vaccino contro il coronavirus, che prevede l'opzione per gli Stati Uniti di acquistare ulteriori 400 milioni di dosi. La risposta su chi vincerà questa gara, come pronostica il Robert Koch Institut tedesco, arriverà il prossimo autunno

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