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In Libano auto senza targa circolano sempre più indisturbate

Nel paese al collasso si diffonde la cultura dell'impunità

08 settembre 2023, 17:01

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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(di Lorenzo Trombetta)

BEIRUT - Autoveicoli senza targa circolano ormai indisturbati nelle città del Libano. Il Paese da quattro anni è nella morsa della peggiore crisi finanziaria della sua storia, con evidenti rischi alla sicurezza in un territorio storicamente segnato da atti terroristici e omicidi mirati a sfondo politico, e dominato da milizie e gruppi armati fuori dal controllo dello Stato.

A Tripoli, nel nord del Libano, nella valle orientale della Bekaa e nel sud al confine con Israele è assai frequente imbattersi in auto senza targa di immatricolazione e con i vetri oscurati in un contesto in cui si diffonde e mette radici la cultura dell'impunità.

Alla luce della svalutazione della lira locale, che ha perso in pochi anni più del 95% del suo valore rispetto al dollaro statunitense, i vigili urbani e i poliziotti, mal pagati in lire libanesi e occupati a cercare seconde o terze fonti di reddito dentro e fuori l'orario di lavoro, hanno smesso da tempo di fermare e multare gli automobilisti non in regola.

Anche perché gli uffici della motorizzazione civile dal 2020 a oggi sono stati più chiusi che aperti. Col palesarsi della crisi economica e lo scoppio delle conseguenti proteste popolari nell'autunno del 2019 si è innescata in Libano una sequenza drammatica di eventi che hanno eroso in poco tempo la capacità dello Stato di comportarsi come tale, in un territorio già segnato, dalla fine della guerra civile di oltre trent'anni fa (1975-90), dalla scarsa presenza sul territorio delle istituzioni centrali e locali.

Il ministero degli Interni ha fatto sapere che fino al 2024 non contesterà nessuna irregolarità agli automobilisti senza targa. Nelle città libanesi, specialmente a Tripoli, l'unica presenza di controllo sono da tempo i soldati dell'esercito. Di polizia e di vigili urbani (un dipartimento della polizia) non c'è quasi traccia per le strade.

In questo contesto, le auto nuove continuano a essere acquistate in un paese dove per anni sono circolati in media almeno due veicoli a nucleo familiare.

Dal porto di Beirut, distrutto tre anni fa da una devastante esplosione che ha ucciso 250 persone, continuano ad arrivare dall'estero auto nuove.
Questi veicoli, pronti per essere immatricolati, non passano però la fase di immatricolazione. Ma vengono vendute ai concessionari, che le rivendono ai privati, che circolano liberi, senza targa, col placet delle autorità.

L'amministrazione della motorizzazione civile aveva tenuto aperti i suoi uffici sul territorio in maniera intermittente durante la pandemia e le proteste popolari del 2019-20. Poi, uno scandalo relativo a presunti "atti di corruzione" all'interno dei vertici della motorizzazione avevano indotto il governo a sospendere del tutto le attività, lasciando di fatto un intero paese senza la capacità di identificare i veicoli e i loro proprietari.

In caso di un incidente stradale, l'autista a bordo del veicolo senza targa può allontanarsi impunito. Un'auto senza targa può essere rubata e usata più facilmente da chi ha intenzione di compiere crimini di vario tipo, tra cui attentati e omicidi politici.

Alla periferia di Beirut nei giorni scorsi ha riaperto, con orario ridotto e solo tre giorni a settimana, l'ufficio della motorizzazione civile. Una folla di persone, composta per lo più intermediari di agenzie automobilistiche, si è assiepata ai cancelli in attesa di recarsi agli sportelli. Ma in molti preferiscono non affrontare lungaggini burocratiche e pagare il costo di tasse e di bolli, e lasciano il proprio veicolo senza targa, tanto "lo Stato non c'è più".

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