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Giro d'Italia: la rivincita di Ciccone, arrivo solitario a Cogne

'Erede di Nibali? Posso far bene'. Carapaz cade ma resta in rosa

Al traguardo di Cogne sono state lacrime, ma di felicità. Quelle per una rivincita che il 'Geco d'Abruzzo' aspettava da troppo tempo. La voleva in casa, sul Blockhaus, ma è arrivata sulle salite della Valle d'Aosta, al termine del tappone alpino partito da Rivarolo Canavese. Sul rettilineo finale, dopo 177 km e quasi 4.000 metri di dislivello, Giulio Ciccone è arrivato da solo. Nulla hanno potuto Santiago Buitrago Sanchez (Bahrain Victorious), a 1'31'', e Antonio Pedrero (Movistar team), a 2'19''. Il 27enne della Trek Segafredo porta così a tre le vittorie italiane nelle prime due settimane della corsa.
    Vittima di una caduta di gruppo a inizio gara insieme a una ventina di altri corridori, Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) si è rialzato senza grossi problemi ed è riuscito a conservare la maglia rosa.
    "Sono stati giorni difficili. Il Blockhaus - ha detto Ciccone a caldo - è stata la prima batosta, ma quella vera era arrivata prima del giro. Ero malato e le cose non tornavano, anche se avevamo programmato tutta la stagione per questo appuntamento.
    All'inizio ho avuto il Covid per la seconda volta, poi di conseguenza la bronchite con febbre alta e 15 giorni di antibiotico prima del Giro. E' stato un periodo davvero duro".
    Quella sulle salite valdostane è stata una "giornata in cui mi sentivo Giulio Ciccone, me stesso. Stavo bene, sapevo che la condizione in questo giro poteva arrivare, doveva arrivare. Ho avuto tanti problemi nell'ultimo periodo. E' stata dura soprattutto mentalmente, perché quando fai fatica a vincere e riconfermarti è sempre molto difficile". Poi lo scalatore maglia azzurra del Giro 2019 si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: "Ultimamente sono stato criticato e messo in dubbio praticamente da tutti. Però dentro di me sapevo come stavano le cose, a cosa potevo affidarmi, a cosa potevo attaccarmi e ho fatto semplicemente quello che mi riesce meglio".
    La sua fuga oggi la volevano in tanti. Divorata la parte iniziale della tappa, tutta pianeggiante, il gruppo ha iniziato sgretolarsi, con 28 battistrada che hanno attaccato in vista della prima salita. Nel frattempo si è ritirato Valerio Conti (Astana) per una infiammazione del nervo sciatico. Il Gran premio della montagna di Pila Les Fleurs (12,3 km con una pendenza media del 6,9%), è andato all'olandese Koen Bouwman (Team Jumbo - Visma), in discesa ripreso dai connazionali Mathieu Van Der Poel (Alpecin-Fenix) e Martijn Tusveld (Team Dsm). Ma la fuga a tre non è riuscita: iniziata la seconda scalata, Ciccone ha rilanciato l'andatura, conquistando i 40 punti del Gpm di prima categoria di Verrogne (13,8 km, 7,1%).
    Nei primi chilometri della terza e ultima salita, l'abruzzese ha fatto di tutto per togliersi di dosso Hugh Carthy (Ef Education - Easypost). Attacchi ripetuti a cui il britannico sembrava rispondere. Fino a quando il Geco D'Abruzzo, sentendolo cedere, si è alzato sui pedali e ha iniziato a fare il vuoto. La cavalcata verso Cogne è una lunga salita (22,4 km, 4,3%): Ciccone non si è voltato mai, e ha fatto bene, perché non avrebbe visto nessuno. Ha saputo aspettare per la sua fuga e ha trionfato. Possibile diventare l'erede di Nibali? "E' forte, è tanto, siamo due corridori completamente diversi" ma "sono convinto" di "poter fare una buona classifica e poter essere competitivo". Dopo il giorno di riposo, il banco di prova sarà la tappa numero 16, la Salò-Aprica, con 202 km e 5.000 metri di dislivello. "L'ultima settimana - ammette la maglia rosa Carapaz - sarà molto dura". 

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