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Bori, rivedere bando sostegno settore spettacoli dal vivo

Per consigliere Pd è "troppo complesso"

"Il mondo della cultura e dell'arte è quello che più di altri ha subito le conseguenze della pandemia e per questo ha bisogno delle istituzioni per rialzarsi. Istituzioni che devono mettere a disposizione gli strumenti idonei, in funzione di un reale sostegno e non burocraticamente troppo complessi. Per questo è necessario che la Regione ritiri quanto prima il bando per il sostegno di progetti del settore degli spettacoli dal vivo, troppo complesso e che costringe addirittura le realtà umbre ad indebitarsi": lo chiede il vice-presidente della Commissione regionale, Tommaso Bori, consigliere del Pd, che ha scritto una lettera sul tema alla presidente Donatella Tesei e all'assessore Paola Agabiti, illustrando quelle che ritiene tutte le problematiche del caso. "Il bando in questione - spiega Bori - è finalizzato a sostenere il settore dello spettacolo dal vivo, in un'ottica di riavvio e rilancio della filiera culturale della Regione Umbria e con il fine di accompagnare il varo delle nuove politiche regionali in materia di audiovisivo e creatività applicata all'industria culturale. Quanto a risorse, viene stanziato poco più di un milione di euro. Le criticità però emergono da numerose segnalazioni provenienti da diverse associazioni e realtà culturali umbre, che, avendo partecipato al medesimo bando regionale pubblicato lo scorso anno, hanno riscontrato gravi problemi in fase di rendicontazione del progetto. La questione è infatti dovuta al fatto che l'avviso stabilisce la rendicontazione di una spesa inferiore a quella ammessa purché almeno pari al 70% delle spese ammissibili, pena la revoca dell'intero contributo concesso. Si dice anche che a conclusione delle attività per la quale sono state ammesse al contributo, le imprese sono tenute a rendicontare entro 90 giorni dal termine del progetto presentato e ammesso, mentre per l'erogazione, si prevede che il contributo è versato da Sviluppumbria in un'unica soluzione a seguito della presentazione e positiva valutazione della rendicontazione finale delle spese e che il beneficiario riceve l'importo totale della spesa pubblica ammissibile dovuta entro 90 giorni dalla data di richiesta di erogazione del contributo spettante. Inoltre il contributo concedibile è pari all'80% delle spese ritenute ammissibili, il che significa che non tutte le spese fatte dai beneficiari sono coperte dal bando. Ciò significa - sostiene Bori - che beneficiari dell'avviso sono costretti ad anticipare le spese per coprire i costi previsti per la realizzazione dei progetti presentati, il che mette in grave difficoltà realtà e associazioni di piccole dimensioni e con scarse risorse economiche a disposizione, che non sono in grado di anticipare le somme richieste, che sono in inferiori a 10 mila euro, a fronte di una spesa massima di 50 mila euro. E', inoltre, da considerarsi inaccettabile che lo stesso avviso preveda che il beneficiario possa chiedere un anticipo pari al 40% del contributo concesso previa richiesta della copia della polizza fideiussoria a prima richiesta, assicurativa o bancaria. Tale previsione normativa mette il soggetto avente diritto al contributo nelle condizioni di doversi 'indebitare' per poter ottenere l'importo che gli spetta in base al bando. Invece di aiutare dunque un settore che produce ricchezza si crea uno strumento troppo complesso, che non porterà aiuti alle realtà regionali, che dovranno addirittura indebitarsi di più per accedere alle risorse. Serve dunque intervenire subito, per modificare il bando e riaprire i termini di scadenza, in modo da non costringere i beneficiari ad anticipare le risorse o a chiedere fideiussioni di alcun tipo".

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