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Ielo, hotel Champagne non è stato un fatto di correnti

"Bisognava nominare disponibile a indagare su me" dice in aula

(ANSA) - PERUGIA, 16 FEB - "L'hotel Champagne non è stato un fatto di correnti. Bisognava nominare un procuratore della Repubblica di Perugia che fosse disponibile a fare indagini nei miei confronti, probabilmente perché io non vado a cene, non faccio incontri": è quanto ha affermato il procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo, durante la sua lunga testimonianza davanti al tribunale di Perugia, nell'ambito del procedimento che vede imputati l'ex magistrato romano Stefano Rocco Fava e l'ex consigliere del Csm Luca Palamara, entrambi presenti in aula.
    "Mio fratello non ha mai avuto rapporti di lavoro con Amara" ha sottolineato quindi.
    Ielo ha poi spiegato di avere "sempre pensato che i magistrati si possono dividere, possono discutere ma stanno sempre dalla stessa parte". "E invece ho scoperto poi - ha proseguito - che c'era qualcuno nell'ufficio contro di me".
    Il procuratore aggiunto di Roma ha poi sottolineato come l'allora capo dell'Ufficio Giuseppe Pignatone "non si è mai permesso di dire fai questo o fai l'altro". "Non fece osservazioni - ha spiegato - sulle misure predisposte per Amara, Centofanti ed altri. Solo quando era partito tutto Pignatone mi disse che questo Centofanti lo conosceva e c'era andato qualche volta a cena".
    "Non si è mai permesso nessuno di farmi pressioni - ha detto ancora Ielo -. Chiunque si fosse azzardato dentro e fuori di Palazzo di Giustizia a dirmi fai questo o fai quell'altro io avrei fatto scoppiare l'inferno". (ANSA).
   

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