• India - È crisi per giornali e media, a picco pubblicità e copie

India - È crisi per giornali e media, a picco pubblicità e copie

19 maggio

Redazione ANSA NEW DELHI

Il Covid-19 è già stato definito "un evento che potrebbe portare all'estinzione del giornalismo", in India come nel resto del mondo.
    Ieri l'Indian Newspaper Society (INS), l'associazione degli editori indiani, ha chiesto alla Corte Suprema di Delhi di imporre al governo centrale e ai vari stati di saldare al più presto i conti arretrati per pubblicità non pagate da mesi.
    Secondo Shailesh Gupta, presidente dell'associazione, il governo deve da mesi agli editori una cifra pari ad alcuni miliardi di euro, dei quali circa la metà a chi pubblica giornali di carta.
    La richiesta degli editori è una contromossa per scaricare sul governo la responsabilità della scure che hanno calato nei due mesi scorsi sull'informazione indiana, con tagli agli stipendi, licenziamenti, sospensioni dei contratti con effetto immediato. Una scelta che colpisce un settore che impiega quasi un milione di persone in modo diretto, e copre indirettamente un indotto di altri 10 milioni di lavoratori.
    A neppure tre settimane dall'inizio del lockdown tutti i gruppi editoriali hanno falcidiato i dioendenti dei principali quotidiani in lingua inglese, i siti web, le reti televisive.
    Secondo gli editori, dall'inizio del lockdown i quotidiani hanno accusato una perdita dei guadagni pubblicitari pari al 90%, alla quale si è affiancata la caduta verticale delle vendite cartacee. La più eclatante è quella del Dainik Jagran, il più diffuso quotidiano in lingua hindi che, rispetto al 2019, avrebbe perso il 50% dei 55 milioni di copie vendute al giorno, a causa del divieto di consegna a domicilio, che garantiva una lettura capillare dei quotidiani in tutta l'India.
    Ma anche i giornalisti stanno attendendo che il governo assuma un ruolo: tre organizzazioni sindacali, l'Alleanza Nazionale dei giornalisti, l'Unione sindacale di Delhi e quella di Brihanmumbai hanno ricordato alla Corte Suprema una disposizione emanata dal governo che proibiva licenziamenti e tagli nei media durante il lockdown. E hanno citato il premier, che per ben due volte, nei suoi appelli al Paese, ha sottolineato l'importanza del ruolo di chi lavora nei media.

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