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Scongelare i risparmi, volano per la ripresa

L'appello da Mattarella all'Acri. Visco invoca più bond imprese

 'Scongelare' il risparmio degli italiani 1.800 miliardi di euro parcheggiati nei conti correnti, per incanalarlo verso gli investimenti, sostenere il capitale delle piccole e medie imprese, farne un ulteriore volano da affiancare al Piano nazionale di ripresa e resilienza per svecchiare l'economia italiana. E' il tema portante della Giornata mondiale del risparmio, 'sacro Graal' dei policymaker economici da più di un decennio, dal tramonto dei 'Bot People' con l'ingresso nell'euro, acuito dal crollo dei tassi per volere della Bce, ai recenti tentativi di mettere a reddito i depositi con strumenti come i 'mini-Bot'.
    E' lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a salutare, in un telegramma al presidente dell'Acri Francesco Profumo, il "miglior clima di fiducia" rispetto a un anno fa, che "potrà contribuire a mobilitare rapidamente una preziosa risorsa, come quella del risparmio delle famiglie, tutelata dalla Costituzione, contribuendo alla ripartenza". Ed è proprio Profumo ad auspicare che quel risparmio si possa convogliare "in fruttuosi investimenti per il futuro del Paese", impresa per la quale non bastano "gli incentivi fiscali" ma serve portare avanti la campagna vaccinale, "il riavvio delle attività, le progressive riaperture dei luoghi di svago e di aggregazione, la riattivazione delle scuole in presenza".
    La ripresa, ricorda del resto il Governatore di Bankitalia, è ancora "fortemente dipendente" dagli aiuti pubblici. Il ministro dell'Economia Daniele Franco riconosce che "è una sfida non facile" realizzare l'obiettivo di raddoppiare il flusso degli investimenti per colmare il gap italiano rispetto alla media europea, anche se una spinta arriverà dal volano degli investimenti pubblici della legge di bilancio, da nuovi incentivi a Industria 4.0 e ulteriori garanzie alle Pmi. Il punto resta sempre come mobilizzare il risparmio privato e trasformarlo in investimenti. Dal presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, arriva la richiesta di distinguere fra risparmiatori e "speculatori" nel trattamento degli investimenti. "Non sono dogmi i livelli di pressione fiscale definiti in tempi ormai lontani, molto prima della pandemia. Più tutela del risparmio, più equità e più lotta all'evasione sono ingredienti decisivi per una prolungata cospicua ripresa". Da tempo il mondo bancario auspica un intervento. Pochi mesi fa era stato Carlo Messina, Ceo di Intesa Sanpaolo, a invocare "fondi d'impatto specializzati per mobilitare il risparmio privato verso gli investimenti" assieme a "il quadro e gli incentivi affinché il settore privato si adatti e agisca per l'impatto sull'ambiente e sulla società nel suo complesso".
    La strada potrebbe essere un riordino degli incentivi, traendo spunto dallo shock pandemico che ha fatto salire - vuoi per ridotti consumi, vuoi per prudenza viste le incertezze - la massa di risparmi immobilizzati nei depositi bancari di ben 200 miliardi. "È auspicabile - dice il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco - un processo di razionalizzazione degli incentivi fiscali, che sono andati stratificandosi nel tempo, così da garantire a risparmiatori, investitori istituzionali e aziende la necessaria stabilità del quadro di riferimento": principi portanti le tutele per i risparmiatori, e un 'accompagnamento' alle imprese. tema che chiama in causa il nodo di un tessuto produttivo da svecchiare: piccole e medie imprese con bassa capitalizzazione, prive degli strumenti per rivolgersi al mercato dei capitali emettendo bond, cui preferiscono il tradizionale prestito bancario. "Affinché il risparmio possa essere efficacemente indirizzato al sostegno dell'attività delle imprese residenti - spiega Visco - è necessario agire soprattutto sul fronte dell'offerta di strumenti finanziari".
    I dati parlano chiaro: rispetto alla media europea le famiglie italiane investono in misura minore la loro ricchezza finanziaria in fondi pensione, privilegiando fondi comuni che, però, finanziano imprese residenti per appena il 5% delle loro attività. In Francia e Germania, per dire, sono rispettivamente al 34 e 14%. 
 

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