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Montanari-Guanciale a teatro nel buio dell'animo umano

Debutto a Narni per L'uomo più crudele del mondo di Davide Sacco

Uccidereste l'uomo più crudele del mondo per un miliardo? Fin dove vi spingereste se foste convinti di avere dalle attenuanti? Parte da qui "L'uomo più crudele del mondo", spettacolo scritto e diretto da Davide Sacco, che porta insieme in scena due talenti come Francesco Montanari e Lino Guanciale. I due si era già incrociati, annusati, "amati" più di dieci anni fa, in occasione di Fontamara, lavoro teatrale con 11 attori che Michele Placido portò nei luoghi del sisma d'Abruzzo.
L'occasione per trovarsi "sul serio" a tu per tu arriva ora con il primo capitolo di una personale trilogia di Sacco che è anche il primo titolo della nuova direzione artistica che il regista condivide con Montanari al Teatro Manini di Narni (TR), dove lo spettacolo debutta in prima nazionale dal 9 al 12 febbraio, con il sostegno anche di LVF e del Bellini di Napoli, per poi partire in tournée nella prossima stagione.
"Chi è l'uomo più crudele del mondo? E' la domanda con cui il testo ti lascia", racconta Guanciale, atteso superospite al Festival di Sanremo e poi a fine marzo al Piccolo di Milano in "Zoo" di Sergio Blanco. Uno spettacolo che è "un viaggio dentro di sé, alla Conrad - prosegue -. Porta a esplorare l'abisso che ognuno ha nel proprio animo. L'uomo più crudele del mondo può essere chiunque, uomo o donna che sia". In scena, almeno apparentemente, è proprio lui, nei panni di Paolo Veres, imprenditore senza scrupoli e proprietario della più importante azienda d'armi in Europa. Di fronte, un giornalista di una testata locale (interpretato da Montanari), scelto inaspettatamente proprio per intervistarlo. "La grande bestia, Moby Dick, ce l'abbiamo tutti dentro - racconta Sacco - Sta a noi tentare di rimanere il più possibile nel mare in tempesta.
La trilogia parla della caduta dei titani e si domanda cosa saremmo disposti a compiere se ne avessimo la giustificazione.
Pirandello diceva che l'uomo è una bestia che ruba, uccide e scrive la Divina Commedia. Io penso che se non sapesse rubare e uccidere, non saprebbe neanche scrivere la Divina Commedia".
Ma esplorando il Male si esplora anche il significato di umanità. "Una parola complessa - riflette Montanari che dello spettacolo è anche coproduttore e sta pensando anche a una versione cinematografica - Il significato mi è ignoto, ma forse sta nel conflitto tra noi stessi e quello che siamo". "Siamo abituati a pensare che umanità voglia dire bontà, il contrario di mostruoso", aggiunge Guanciale, riflettendo sul senso del Giorno della Memoria. "Penso che invece si debba avere il coraggio di accettare come umane anche quelle sfaccettature che ci spaventano. Definirle come non umane è comodo, è non prendersi carico delle responsabilità. Ciò che è accaduto il secolo scorso, invece, non ha a che fare con qualcosa di mostruoso, ma con qualcosa di profondamente umano, con cui dobbiamo fare i conti". E oggi, Montanari e Guanciale, con cosa fanno i conti? "Mi trovo in un momento molto bello della vita, tra la paternità, il lavoro e le cose belle che continuo a fare.
Vorrei però si avesse la coerenza di farsi carico delle responsabilità che questo momento impone", dice Guanciale citando la pandemia ma anche i nomi 'burla' sulle schede delle elezioni del presidente della Repubblica. "Mi piacerebbe votassero Liliana Segre - aggiunge - Francesco? È facile giocare con lui. Ha la grande qualità di buttarsi in quello che fa.
Lavora con generosità e ti arriva sempre qualcosa". "C'è una sorta di sana competizione in scena fra noi - aggiunge Montanari, anche lui per una donna presidente - E' una promessa: io sarò spietato con te perché è necessario a te". "Troppo facile dire che mi sarebbe piaciuto essere il Libano di Romanzo criminale, ma trovo che Francesco abbia fatto un lavoro straordinario ne Il cacciatore", aggiunge di rimando Guanciale.
"A me sarebbe piaciuto essere il Commissario Riccardi. Però - sorride Montanari - è bello che lo abbia interpretato lui, così me lo sono goduto io

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