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Da Ma mi a Pinocchio, 25 anni senza il genio di Carpi

Nell'anniversario cd e spettacolo. La figlia "era un visionario"


   Da mezzo secolo il motivetto conduttore della colonna sonora del Pinocchio di Luigi Comencini è impresso nella memoria di generazioni di telespettatori. Un caso classico in cui la musica colpisce tanto nel segno da brillare di luce propria, andando oltre il fine per cui era stata pensata. Aveva alle spalle una lunga militanza nella musica sperimentale e per il teatro, Fiorenzo Carpi, quando tracciò il racconto sonoro per le avventure del celebre burattino entrato nelle case degli italiani nell' aprile del 1972. Miscelare alto e basso, musica còlta e melodie popolari fu il grande merito del compositore milanese, morto il 21 maggio di 25 anni fa, noto anche per aver firmato Ma mi, un classico della sua città, e Le mantellate, divenuta una pietra miliare della canzone romana.

Fiorenzo Carpi

 "Era uno sperimentatore, che veniva da una formazione classica , allievo di Ghedini e da lui aveva ereditato questa necessità di inserire una serie di elementi e contaminazioni che ora sono abbastanza comuni. Un musicista per immagini, visionario, còlto e fantasioso. La sua era una musica visiva, quasi materiale", dice all' ANSA la figlia Martina. Tutto era nato dal sodalizio durato mezzo secolo con Giorgio Strehler per il quale scrisse le musiche per un centinaio di spettacoli al Piccolo di Milano. "Nella musica di scena mio padre era importantissimo - spiega Martina - . Ogni spettacolo con Strehler era un avvenimento che aveva un' eco europea importante e restava negli spettatori. Ora la musica di scena si è impoverita, c' è meno cura e ricerca, spesso si usano musiche preesistenti. Allora era tutto più artigianale ma anche più interessante". Il compositore considerava la musica di scena e per il cinema un linguaggio preciso e necessario. Il mix di alto e basso è il risultato della scelta di Carpi di non dedicarsi solo al campo sperimentale lavorando alla musica popolare "per cercarne le radici, l' essenza, l' archetipo, un pensiero che producesse suoni semplici innalzandola", dice ancora Martina. "Ha sempre mescolato generi e filoni. Ha messo l' altezza della musica sperimentale e più impegnativa anche nella musica apparentemente più popolare", sottolinea ricordando anche della collaborazione negli anni Settanta con Dario Fo con canzoni che molti attribuivano, invece, a Enzo Jannacci. "Ma mi", entrata nella colonna sonora di Milano, e soprattutto "Le mantellate" - musicata appunto da un milanese su testo del triestino Strehler - sono un esempio lampante della sua capacità geniale di calarsi nello spirito e nelle tradizioni di una città. I due classici, nati per le celebri 'Canzoni della Mala', furono spacciati come antichi brani anonimi recuperati da spartiti dimenticati. "Non aveva preclusioni né facile provincialismo aveva la capacità di spaziare".

Per ricordare i 25 anni dalla morte nelle scorse settimane è uscito il cd 'Pinocchio & more' con i suoi brani più noti riletti dal direttore Giuseppe Grazioli con l' orchestra LaVerdi. A settembre il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto metterà finalmente in scena l' opera incompiuta di musica sperimentale di Carpi "La porta divisoria" dalle Metamorfosi di Kafka su libretto di Strehler che gli era stata commissionata a metà degli anni Cinquanta da Victor de Sabata per la Scala e che continuò a ritoccare per tutta la vita senza portarla a termine. Martina, che ricordo ha di suo padre? "Era attento e dolce, capace di ascoltare. Non sempre facile, abbiamo fatto a volte liti furibonde. Era chiuso, ma anche molto generoso e amava stare con le persone con cui aveva qualcosa in comune. Badava più alla sostanza che alla forma. Non ha mai fatto marketing per la sua immagine per questo, forse, oggi è ricordato meno di altri".

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