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Ivan Graziani, a 25 anni dalla morte arrivano tracce inedite

Morì il 1 gennaio a 51 anni, nel suo studio trovati suoi nastri

Il primo gennaio del 1997, nella sua casa di Novafeltria, nel riminese - tra Emilia, Romagna, Marche e non lontano dal suo Abruzzo - moriva, stroncato a 51 anni da un cancro, Ivan Graziani, uno dei personaggi più originali e sottovalutati della musica italiana. C'è voluto molto tempo per comprendere tutto il valore di questo artista così insolito a difficilmente inquadrabile: Graziani è stato un anticipatore, il primo autentico cantautore rock della musica italiana. Era un chitarrista di alto livello - non per niente come session man ha lavorato con Battisti, De Gregori, Venditti - e un autore-cantante con una verve ironica e surreale poco adatta all'Italia della canzone, nonché un disegnatore e incisore di grande talento.
In questi anni, nel suo studio di registrazione, "Officine Pan Idler", sono stati finalmente "aperti" con nuove tecnologie alcuni nastri lasciati dall'artista: all'interno sono state trovate molte tracce inedite su cui si sta lavorando per poterle pubblicare proprio nel 2022, nel venticinquennale della scomparsa. Questo è l'auspicio dei tanti fan club dedicati a Graziani che continuano assiduamente a ricordarlo andando alla 'ricerca' di materiale di nicchia.
Nato a Teramo il 6 ottobre 1945, dotato di sensibilità e ironia uniche, attento osservatore di micro storie che riusciva a rendere esaltanti e intriganti nelle sue canzoni, Graziani arriva al successo dopo una lunga quanto preziosa gavetta: primo cantautore in assoluto a salire sul palco del Tenco nella primissima edizione del 1974, si rivela nel 1977 con l'album "I Lupi" dove c'è "Lugano addio". L'anno dopo pubblica "Pigro" con la celebre "Monnalisa", inserito da Rolling Stone tra i cento album italiani migliori di sempre. E' il periodo migliore della sua carriera: coronato da album come "Agnese dolce Agnese" e l' anno dopo da "Viaggi e intemperie" dove c'è "Firenze (canzone triste)".
Dalla seconda metà degli anni '80, anche se in questo periodo pubblica "Nove", uno degli album che ha amato di più, le cose non girano dal verso giusto. Soprattutto cresce la sua insofferenza nei confronti della discografia che probabilmente fatica ad assecondare un personaggio che rimane in bilico tra rock, canzone d'autore e recupero del folklore, considerando anche i mutamenti profondi che l'industria musicale sta subendo con l'avvento degli anni '90. A rendergli omaggio negli anni due album-tributo, con molti dei grandi del pop e dell'indie, a renderlo immortale brani come "Lugano Addio", "Firenze (Canzone triste)", "Monnalisa", "Maledette malelingue", "Signora bionda dei ciliegi", che rimangono nella memoria collettiva. Con un repertorio che spazia tra rock e ballate di rara bellezza, Ivan ha incrociato tanti illustri colleghi: tra questi, Lucio Battisti, PFM, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Ron, Loredana Bertè e Renato Zero. E' stato sepolto nel cimitero di Novafeltria con una delle sue chitarre (ne aveva qualche decina) e il gilet di pelle (che aveva brevettato) con il gancio per reggere lo strumento.
   

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