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Libri: 'Chi era la Beatrice di Dante?'

Scanzani e Questa su donna dantesca e bambine maritate in culla

(ANSA) - FIRENZE, 20 SET - "La vera Beatrice? Si chiamava Piccarda", titolava a tutta pagina il quotidiano nazionale La Stampa sabato 31 gennaio 1998, riproponendo un enigma che dal 1321, anno della morte di Dante, ha dannato e diviso dantisti d'ogni latitudine, a cominciare da Jacopo, uno dei figli dell'Alighieri, fino al professor Marco Santagata, storico della letteratura e curatore delle opere di Dante, da poco deceduto a Pisa. A riproporre i dubbi sull'identità segreta della donna amata dal Poeta, era allora un saggio della italianista Daria de Vita. Il tema è il filo conduttore del testo "Chi era la Beatrice di Dante?" (Scribo edizioni, pagine 178, euro 11) dal sottotitolo "Bice Portinari, Piccarda, solo un simbolo...Quelle bambine di Firenze maritate in culla".
    Gli autori, Alfredo Scanzani e Marta Questa, sono un giornalista ed una ricercatrice, che hanno pazientemente ripreso, e messo a confronto, un'incredibile mole di giudizi e di pareri espressi nei secoli dagli studiosi di maggior spessore. Parliamo di Jacopo della Lana, Boccaccio, Francesco da Buti, Guido da Pisa, Mino Vanni d'Arezzo, il Landino, Vellutello di Lucca, Rossetti, De Sanctis, D'Ancona, Mazzini, Borges, Berthier, Isidoro del Lungo, Carducci, Pascoli, Benedetto Croce.
    Il breve viaggio tra quotidianità, feste, intrighi, tradizioni, amori, curiosità, affari e politica che animavano la Firenze della seconda metà del 1200, intende innanzitutto far riflettere sulle reali esperienze che, convinte dall'ambiente familiare o meno, Bice, Piccarda, Gualdrada e altre fanciulle, nate come loro nel seno di famiglie ricchissime ed autorevoli, erano costrette ad accettare. (ANSA).
   

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