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Triangle of Sadness, Ostlund ride del capitalismo

Regista già Palma d'oro con The Square non si smentisce

Ruben Ostlund, già vincitore della Palma d'oro nel 2017 con THE SQUARE ed ora nuovamente Palma d'oro con TRIANGLE OF SADNESS, non si smentisce e fa bene perchè incassa nuovamente il massimo riconoscimento del festival di Cannes, coi suoi teatrini barocchi, colorati e amari dove il capitalismo, il mondo moderno, ne escono male. Certo si ride in questo film in corsa per la 75/ma edizione del Festival di Cannes, ma si pensa anche molto e, alla fine, ci si ritrova dentro al film forse più urticante di Lina Wertmuller, TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NELL'AZZURRO MARE D'AGOSTO che indica una verità non scritta, ovvero quanto possono diventare cattivi i poveri ritrovandosi improvvisamente in una situazione di potere.
    Tutto parte da una coppia di influencer, Carl (Harris Dickinson) e Yaya (Charlbi Dean Kriek) che sono animati dalla sola voglia di fotografarsi, ma dietro il glamour sono più che umani. Lei vuole che paghi sempre lui al ristorante e lui è geloso, ma non lo vuole ammettere.
    Il tutto poi si sposta su una nave da crociera dove la coppia è invitata gratis a scopo promozionale. È lì in quella nave, dove ci sono più camerieri che ospiti, che si trovano i ricchi veri.
    Intanto c'è un comandante irriducibile marxista (Woody Harrelson) che non si vede mai e sembra davvero schifato di frequentare i suoi passeggeri. Solo a un certo punto compare e non manca di citare appunto Marx e Lenin in una sfida di frasi che intraprende con il reazionario Dimitry (Zlatco Buric) che si auto definisce il 're della merda' (vende concimi) e sa tutto sui teorici della destra da La Rochelle a Reagan.
    E tra questa gente che beve solo champagne e che deve essere accontentata in tutto e per tutto dallo staff della nave, c'è anche chi per capriccio vuole (e ottiene) che tutto l'equipaggio si butti in mare per un bagno refrigerante.
    Ma il disastro vero arriva quando la nave affonda e tutti si ritrovano su un'isola dove il mondo si delinea al contrario e anche nel segno del matriarcato.
    E pensare che tutto era nato per essere, come dice lo stesso regista "la terza parte di una trilogia, sull'essere maschi ai nostri tempi, qualcosa che permea FORZA MAGGIORE , THE SQUARE e ora questo".
    Scena cult del film quando la coppia di super belli, Carl e Yaya, si ritrova davanti al mistero più grande: dove si trova il diabolico interruttore per spegnere l'ultima lampada che brilla nella stanza prima di andare a dormire . 
   

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