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Due milioni profughi ucraini a rischio per il grande freddo

Pronta in Polonia una task-force tra Istituzioni e Chiesa

Ci sono i missili, le sirene, la precarietà che è entrata nella vita quotidiana degli ucraini da oltre nove mesi. Ma alle porte ora c'è un altro nemico, il grande freddo, che con molte centrali elettriche fuori uso a causa degli attacchi dei russi delle ultime settimane, potrebbe portare in poche settimana una nuova ondata di profughi in Polonia. E da lì in Europa. "Ci sono due milioni di sfollati interni nella regione di Leopoli, sono qui vicino, già vivono in condizioni precarie, con la distruzione delle infrastrutture energetiche non sappiamo bene che cosa potrà succedere ma ci stiamo preparando ad affrontare una nuova ondata di profughi", dice Wladyslaw Ortyl, presidente della regione polacca Podkarpackie, che confina con l'Ucraina e che dal 24 febbraio ha già visto passare dalla sua frontiera 4 milioni (dei 7 milioni complessivi) di profughi che per questa via sono fuggiti dalla guerra. Molti di questi profughi sono poi andati in altre regioni della Polonia, in altri Paesi dell'Europa, altri si sono fatti coraggio e sono tornati in Ucraina.

Ma il rischio è che le città prive di riscaldamento, di luce, di acqua spingano fuori altre persone. Oggi le temperature sono in questa parte dell'Europa intorno a zero gradi ma nelle prossime settimane la temperatura nelle città ucraine assediate potrebbero scendere ulteriormente. Difficile fare stime precise ma nell'oblast di Leopoli, subito al di là del confine con la Polonia, ci sono due milioni di sfollati, soprattutto mamme con bambini e anziani, che potrebbero non reggere alle difficili condizioni di un inverno senza termosifoni, e con la luce che va e viene. "Noi ci stiamo preparando a ricevere questi profughi, abbiamo già aperto un centro di accoglienza - spiega il governatore della regione - e abbiamo raccolto i primi mezzi finanziari per aiutarli, 50 milioni di sloti", oltre 10 milioni di euro, messi insieme dagli stanziamenti decisi dalla Polonia e dalle istituzioni locali, ma anche grazie agli aiuti della Ue.

La task-force è al lavoro per rafforzare i centri di accoglienza che hanno affrontato la prima ondata. "Qui in Polonia anche tanti privati hanno generosamente aperto la porta delle loro case", spiegano le istituzioni locali che lavorano in tandem con le ong e con la Chiesa cattolica. Ventimila ucraini in questi nove mesi hanno trovato un regolare lavoro a Rzeszow e in tutta la regione. E siccome le opere camminano sempre sulle gambe delle persone, qui il collegamento tra la regione polacca e la Caritas della diocesi locale è nato grazie all'arcivescovo di Leopoli, monsignor Mieczyslaw Mokrzycki, originario di questa regione della Polonia, che dopo pochi giorni da quel 24 febbraio ha scritto ai responsabili civili ed ecclesiastici di questa regione polacca per avere aiuti. All'inizio erano generi alimentari, vestiti, medicine. Oggi sui camion della Caritas che continuano a fare spola tra la Polonia e l'Ucraina ci sono anche i generatori di corrente. Pan Marek Cwiakala, funzionario che si occupa degli aiuti che partono dalla regione polacca di frontiera riferisce: "Ci arrivano anche richieste strane. Dall'Ucraina chiedono teli di plastica, quelli che normalmente si usano per coprire le coltivazioni. Lì servono per coprire le finestre perché i vetri sono rotti". Un tentativo per lasciare fuori casa il grande gelo, un nuovo nemico per gli ucraini.

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