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Mondiali: da Neymar a CR7 e De Bruyne, quei flop in Qatar

Belgio e Germania fuori ai gironi, il Brasile agli ottavi

di Adolfo Fantaccini ROMA

 C'è un Mondiale nel Mondiale. E' quello dei delusi e dei perdenti, degli illusi rimasti con un pugno di mosche (anzi, di sabbia, vista la location) in mano. Ma c'è anche il Mondiale di chi si era presentato con determinate credenziali e si è reso subito conto che sarebbe stata dura. E anche parecchio. Neymar, Cristiano Ronaldo, Lukaku, Eriksen, Anguissa se ne sono tornati a casa senza gloria e la bocca amara e con la consapevolezza di avere fallito un'occasione assai ghiotta.
    Ai Mondiali le outsider non mancano mai, in Qatar le sorprese sono diventate routine. Fra conferme, l'Argentina e la Francia, una Croazia che comunque è vice campione del mondo, e la novità assoluta del Marocco, c'è chi è tornato a casa prematuramente e con le pive nel sacco. Senza avere lasciato alcun segno.
    Clamorosi i casi di Belgio e Germania: la squadra di Martinez, dopo anni trascorsi in vetta al ranking Fifa (a che serve?) è dopo avere trovato spazio nel Girone F assieme a Marocco, Croazia e Canada, se n'è tornata a casa con una sola vittoria, un pari e una sconfitta (proprio contro i nordafricani), primi in classifica. La generazione d'oro chiude con 'zero tituli', un risultato che certifica la fine di un'epoca. L'uomo simbolo della disfatta dei 'Diavoli rossi' è Romelu Lukaku: l'attaccante dell'Inter era arrivato in Qatar con tanti problemi fisici e non è riuscito a incidere. Proprio come Eden Hazard o lo stesso De Bruyne, stella del Manchester City. Per non parlare del portierone del Real Madrid campione d'Europa, Thibaut Courtois, autore di una clamorosa svista nel match decisivo contro il Marocco.
    Andando avanti nei disastri mondiali, la Germania andava in cerca del riscatto dopo la clamorosa debacle in Russia, quattro anni fa. Invece, nemmeno Hans Dieter Flick è riuscito a rilanciare le azioni della 'Mannschaft' nella borsa del calcio mondiale: il mix fra esperienza e gioventù non ha funzionato.
    Hanno anche inciso le defezioni della vigilia, come quelle di Sané (impiegato a mezzo servizio) e Timo Werner, ko prima della partenza per il Qatar. Ci si aspettava di più anche dalla Spagna che invece è uscita negli ottavi per mano del Marocco del non-gioco, catenacciaro fino all'inverosimile, ma non è stata nemmeno fortunata: sul dischetto l'hanno tradita alcuni 'mammasantissima', come Busquets. Luis Enrique avrebbe meritato di più. Forse anche l'Olanda, sconfitta negli ottavi solo ai rigori dall'Argentina, poteva ambire a una sorte migliore nel torneo qatarino. La 'Dea bendata' le ha voltato le spalle nel momento-clou.
    Ha deluso il Camerun che, Brasile a parte, aveva trovato spazio in un girone con Svizzera e Serbia. I 'Leoni indomabili' sono sembrati agnelli e a nulla è servita la vittoria sui carioca. E' affondata anche la Serbia di un Vlahovic fuori fase; era considerata una delle possibili sorprese e invece si è fermata alla fase a gironi. Come l'Uruguay degli esperti Cavani e Suarez: non è bastato Darwin Nuñez. Ha deluso anche la Polonia, ma soprattutto Lewandowski che ha segnato il primo gol ai Mondiali, ma è apparso un po' sgonfio.
    Il tracollo più clamoroso è stato quello del Brasile che, sebbene uscito ai rigori contro la Croazia, aveva fatto capire di avere ben altro destino in un torneo che ha vinto più di tutti (cinque) e sul quale non riesce a mettere le mani dal 2002. La Salecao ha regalato perle di bel calcio, ma si è dissolta quando cominciava il bello, ossia al primo scoglio della fase a eliminazione diretta. Un segno di enorme debolezza.
    Neymar, Casemiro, Alisson e compagni sono finiti a capo chino.
    Infine, il Portogallo, anzi Ronaldo: era all'ultima recita, ha fatto parlare di sé più fuori che dentro il campo. Quando è stato chiamato in causa, come nella fase cruciale del match contro il Marocco, non è riuscito a graffiare. Il canto del cigno dei cinque volte Pallone d'Oro. 
   

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