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Successo a Bologna per Il Trovatore, meno per Fantozzi

Successo a Bologna per Il Trovatore, meno per Fantozzi

Entrambi gli spettacoli allestiti da Davide Livermore

BOLOGNA, 19 febbraio 2024, 13:53

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Due spettacoli allestiti dallo stesso regista e presentati alla stessa ora dello stesso giorno a Bologna forse non si erano mai visti: è successo ieri al Teatro Celebrazioni e al Comunale Nouveau. Nel primo la riproposta teatrale di Fantozzi, uno spettacolo che nell'intervallo ha provocato una sorta di emorragia di pubblico; nel secondo contenitore l'opera verdiana Il trovatore, spettacolo, al contrario, avvincente e coinvolgente.
    Entrambi pensati dal regista Davide Livermore per il Teatro Nazionale di Genova (il personaggio creato da Paolo Villaggio e reicarnato nel sosia Gianni Fantoni) e per il Festival Verdi 2023 (la storia della zingara che deve vendicare la madre).
    Nessuna novità dunque, se non l'intera sezione musicale rinnovata per il capolavoro di Giuseppe Verdi.
    Livermore ha realizzato un Trovatore ambientato, come suo stile, in una grande periferia degradata tra cieli plumblei e panorami bombardati e in fiamme (un pensiero all'attuallità?) proiettati su un grande led-wall. Col merito di far apparire il palcoscenico, in quanto a spazialità, quello di un vero teatro d'opera e non quello striminzito del Nouveau dove finora si sono visti allestimenti mutilati (se provenienti da altri teatri) o ridotti e poveri se creati in loco. Una certa atomesfera felliniana aleggiava in entrambi gli spettacoli: onirico e sognante quello del ragioniere e soci; circense il Trovatore.
    Infatti, Manrico e sua madre Azucena sono zingari che vivono tra clown e trampolieri; il Conte di Luna, suo rivale, è un moderno imprenditore malavitoso con tanto do smatphone capace di rapire Eleonora pur di possederla. La bacchetta espertissima di Renato Palumbo (dirette più di 300 recite di quest'opera) ha fatto il miracolo creando equilibri sonori perfetti tra buca e palcoscenico, valorrizzando le tinte fosche e le forti emozioni della partitura verdiana. Orchestra e coro (quest'ultimo preparato da Gea Garatti Ansini) al meglio e quartetto vocale di maestri cesellatori: Roberto Aronica nei panni di Manrico, Marta Torbidoni in Leonora, Lucas Meachem il Conte di Luna, Chiara Mogini come Azucena (per lei successo personale) e Gianluca Buratto a dar voce a Ferrando. Al termine applausi per tutti.

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