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Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello (clonato) torna a casa

Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello (clonato) torna a casa

Dal 23/12 in Chiesa di S.Francesco a Città di Castello

ROMA, 21 dicembre 2020, 21:36

di Silvia Lambertucci

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Lo sposalizio della Vergine di Raffaello, particolare della riproduzione high tech - durante la lavorazione - che sarà donata a Città di Castello - RIPRODUZIONE RISERVATA

Lo sposalizio della Vergine di Raffaello, particolare della riproduzione high tech  - durante la lavorazione - che sarà donata a Città di Castello - RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo sposalizio della Vergine di Raffaello, particolare della riproduzione high tech - durante la lavorazione - che sarà donata a Città di Castello - RIPRODUZIONE RISERVATA

4250 fotogrammi nel caso dello Sposalizio - poi ricomposti grazie ad algoritmi appositamente studiati". Il risultato sono immagini dettagliatissime, costituite da miliardi di pixel e in grado di mostrare anche i più piccoli e impercettibili particolari di un quadro. E non solo, perché il procedimento utilizzato e sviluppato insieme al partner tecnologico Memooria, "consente anche di rilevare la matericità dell'opera, di farne cioè una sorta di calco digitale che ne restituisce un'impronta tridimensionale con precisione nell'ordine della decina di micron". In poche parole la superficie pittorica viene replicata nei suoi colori ma anche nella sua fisicità dando forma davvero ad un clone, visivamente identico all'originale, dove si percepiscono persino "la pennellata di Raffaello, le linee di costruzione, i cretti e tutte le imperfezioni presenti sull'originale della tavola". Tant'è, commissionato da Filippo Albizzini, un signorotto locale che doveva adornare l'altare della cappella di famiglia nella Chiesa di San Francesco a Città di Castello, e che aveva voluto lo stesso soggetto usato dal Perugino nella tela realizzata qualche tempo prima per la cappella del Sant'Anello nella cattedrale di Perugia (quella tela oggi è in Francia nel Musee des Beaux Arts di Caen) Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello è di fatto il suo primo grande capolavoro, l'opera che segna l'affrancamento del giovanissimo pittore - aveva solo 21 anni - dalla scuola umbra e il superamento del suo maestro, ritenuto allora la più grande star della pittura. L'atto di imperio del generale napoleonico Giuseppe Lechi, che nel 1789 si appropriò della preziosa tavola facendosela consegnare dalla città, ha lasciato per secoli un doloroso vuoto. E pazienza se il capolavoro di Raffaello, che il nobile milanese Giacomo Sarmazzi della Ripa comprò a sua volta dal fratello di Lechi, è finito in buone mani, affidato da Eugene Beauharnais, il cognato di Napoleone allora vicerè d'Italia , alla nascente Pinacoteca di Brera, che che lo espone con orgoglio dal giorno della sua inaugurazione, il 15 di agosto del 1809 e lo ha sempre onorato come uno dei capisaldi della sua prestigiosa collezione. La riproduzione, che Panini e Haltadefinizione hanno voluto regalare alla comunità locale (una seconda edizione del clone rimarrà invece a Brera dove servirà allo didattica ma anche al monitoraggio dell'originale) punterà a riempire in qualche modo quel vuoto, collocata proprio nella cappella per la quale Raffaello l'aveva dipinta, un ambiente che nei secoli è rimasto sostanzialmente identico. L'idea è quella di offrire a chi varca il portone della chiesa una prospettiva "del tutto analoga a quella che un visitatore della chiesa poteva cogliere nel '500", e l'esperienza suggestiva è completata dal restauro della cornice lignea dorata nella quale lo Sposalizio della Vergine di Raffaello era anticamente esposto, riportata all'antico splendore per accogliere la replica. Intanto dal 27 marzo al 30 maggio 2021 Città di Castello si prepara ad aprire al pubblico "Raffaello giovane e il suo sguardo" , una mostra immaginata come corollario dei festeggiamenti per il cinquecentenario (inizialmente doveva aprirsi a ottobre 2020) che partendo dal Gonfalone della Santissima Trinità, l'unica opera del genio urbinate rimasta a Città di Castello, punterà a mettere in luce alcuni aspetti della sua prima produzione artistica e gli echi che la sua lezione ha lasciato nel territorio.

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