Buongoverno e pace armata, a Siena un Medioevo mai visto

Con ANSA nel cantiere di restauro degli affreschi di Lorenzetti

di Silvia Lambertucci ROMA

SIENA - Bionda e opulenta, il corpo di ragazza adagiato su un grande cuscino ricamato, la Pace riposa ad occhi aperti, lo sguardo di traverso puntato verso la città, le armi sempre a portata di mano. Poco più in là, tra vicoli e palazzi, il borgo è tutta una esplosione di vita, tra banchi di scuola e botteghe, artisti di strada, cortei nuziali, osterie, commerci. Fianco a fianco con i restauratori sui ponteggi allestiti a due metri e mezzo da terra nella sala del Buongoverno a Palazzo Pubblico, la Siena colta e ricca del Trecento ritratta dal grande Ambrogio Lorenzetti appare di colpo vicinissima e reale, sorprendente nella minuzia dei particolari, il realismo delle situazioni, la forza evocativa del racconto. Un tuffo da capogiro nella storia di settecento anni fa che l'ANSA ha potuto provare in anteprima, ma che da ottobre verrà aperto al pubblico con visite guidate al cantiere di uno dei cicli storici più famosi del Medioevo civico.

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    Siamo nel 1338, Siena è un libero comune con tanti problemi, non ultimo la competizione con Firenze. Nelle città del nord si stanno affermando le Signorie, qui invece, dal 1287, vige la democrazia, sorretta dal governo dei Nove che proprio ad Ambrogio Lorenzetti, artista fortemente impegnato sul piano civile, ha affidato la decorazione della stanza destinata alle riunioni ristrette del governo. "Una sorta di studio ovale del medioevo", sorride la storica dell'arte Veronica Radon che insieme al restauratore Massimo Gavazzi fa da cicerone in questo straordinario cantiere. Affreschi dipinti ad uso proprio dei governanti, insomma, quasi una sorta di "auto ammonizione". Da qui l'idea della allegoria del Buon Governo, l'immagine celeberrima che occupa la parete di fondo di questa grande stanza, detta anche Sala della Pace o Sala dei Nove, con la Democrazia protagonista e la Giustizia che apre e chiude il ciclo. Una saga d'altri tempi che continua sulle pareti laterali dove vanno in scena le due opposte visioni del mondo: da una parte la città e la campagna in democrazia, dove tutto è colore, operosa attività, vita; dall'altra borgo e campi sotto il giogo della Tirannide, dove invece a farla da padrone sono morte, rovina, sfascio. Arte e politica qui viaggiano insieme, "ogni scena, ogni particolare serve a divulgare i valori di una società in forte sviluppo", sottolinea Radon. Con una visione del mondo lontana secoli e secoli eppure così vicina, viene da pensare guardando a quella Pace armata che affianca la Democrazia.
    Reso necessario per le condizioni della superficie dipinta a circa 35 anni di distanza dalla conclusione dell'ultimo restauro, spiega il sindaco Luigi De Mossi, questo nuovo intervento, finanziato con un primo importo di 60 mila euro, servirà ad una nuova diagnosi delle condizioni dell'opera e alla pulitura dalle polveri, contando sull'uso di tecnologie che rispetto al 1986 si sono molto evolute. Ma nello stesso tempo si configura come una "irripetibile opportunità di approfondimento sulla tecnica pittorica di Ambrogio Lorenzetti", che insieme al fratello Pietro, Duccio da Buoninsegna, Simone Martini, è tra i protagonisti della grande stagione gotica senese. Anche per questo dietro ai nuovi lavori c'è un team multidisciplinare, dove accanto ai restauratori sono impegnati archeologi dell'architettura, chimici, petrografi, fisici e architetti in collaborazione con gli specialisti del comune di Siena. A fine lavori le novità emerse dallo studio verranno naturalmente pubblicate, insieme a tutte le novità emerse in tre anni di cantieri sulle opere del Lorenzetti. Ma intanto, anticipa Gavazzi, "Tutti i dati raccolti verranno inseriti nel Sicar" il sistema informativo del ministero della cultura per la documentazione georeferenziata in rete dei cantieri di restauro.
    Per i turisti, che in queste settimane sono tornati ad affollare strade e piazze di Siena, un'occasione che da sola varrà il viaggio.
   

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