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Turismo: il Veneto, terra di luoghi del Patrimonio Unesco

Città di architettura e storia protette come tesori dell'Umanità

Venezia ANSAcom

Quattro capoluoghi di cui uno, Padova iscritto due volte per diversi motivi. Una città minore, Peschiera del Garda, anch'essa con una doppia citazione, e, infine, due aree in cui il valore da proteggere sta più nelle componenti naturali che nelle opere dell'uomo o in tesori artistici. E' il menu dei patrimoni dell'umanità tutelati dall'Unesco che il Veneto può vantare per rafforzare gli altri comunque ottimi suggerimenti al viaggio nei confronti di potenziali visitatori di tutto il pianeta. A meno di poter contare sulle disponibilità di tempo e di risorse di un “Grand Tour” di aristocratici europei d'altri tempi, è di fatto impossibile considerarli tutti in un'unica trasferta, anche perché il primo della serie, almeno in ordine di iscrizione alla lista esclusiva, nel 1987, è Venezia, scrigno interminabile di suggestioni d'arte, architettura e di paesaggi naturali. Al punto da meritare una nuova etichetta Unesco, nel 2020, relativamente al segmento della produzione di vetri decorativi.

Risale invece al 1997 il primo ingresso di Padova nel portfolio dei patrimoni protetti dell'umanità, grazie, in particolare, alla presenza del più antico Orto botanico, non lontano dal compiere il suo primo mezzo millennio dalla fondazione. Il raddoppio patavino negli elenchi Unesco è invece molto recente, nel 2021, e in questo caso è stato ottenuto attraverso i cicli affrescati del 14/o secolo conservati in otto siti fra i quali il più noto è probabilmente la Cappella degli Scrovegni interamente firmata da Giotto e dalla sua scuola.

La cifra di Vicenza che le Nazioni Unite hanno inteso tutelare è invece quella architettonica e in questo la punta di diamante è il nome di Andrea Palladio. Sono 23 i monumenti che, con il centro storico e tre ville suburbane, appartengono dal 1994 alla lista, arricchita due anni più tardi da altre 21 residenze d'epoca presenti nella regione e certamente ascrivibili alla mano dell'architetto veneto.
Così come a Verona, con riferimento ai secoli romani e, più tardi, alle signorie medievali e al dominio della Serenissima, l'Unesco ha individuato come meritevole di iscrizione, nel 2000, l'insieme monumentale dell'intero centro storico, perimetrato dalle mura trecentesche progettate da Cangrande della Scala. Ed è da Verona che, con un ulteriore spostamento ad occidente, si raggiungono i margini della regione con Peschiera del Garda, altro luogo due volte insignito di bollino. La città, sulla sponda sud del bacino, da un lato esprime una sua rilevanza per i reperti che documentano una civiltà preistorica insediata su palafitte e, dall'altro, si inserisce in un sito seriale in cui sono raccolte le fortificazioni di difesa realizzate dalla un tempo dominante Repubblica di Venezia.
Rimangono da elencare due altre zone marchiate Unesco, la prima delle quali, dal 2009, coincide con le Dolomiti, complesso orografico di conformazione unica e caratterizzato dalla composizione chimica delle rocce prevalenti. Una pietra calcarea, la Dolomite, che prende il nome dal geologo settecentesco francese Deodat De Dolomieu al quale si deve l'identificazione scientifica della ragione grazie alla quale, in particolari condizioni di luce, il colore dei rilievi vira al rosato.
Sono trascorsi solo due anni, infine, dal conferimento del titolo di patrimonio dell'umanità alle colline del Prosecco, nella striscia pedemontana trevigiana compresa tra Conegliano e Valdobbiadene, in cui il particolare vitigno cresce su pendii resi praticabili dall'opera dell'uomo. Qui da proteggere è sostanzialmente l'equilibrio fra le coltivazioni, i boschi e i piccoli insediamenti risalenti a secoli in cui le tecniche di produzione vinicola erano appena agli albori.

In collaborazione con:
Assessorato turismo Veneto

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