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Lirica: il vento della storia soffia sul nuovo Nabucco

Terzo titolo del cartellone dell'estate dell'Arena di Verona

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Il vento della storia soffia sul nuovo Nabucco. Terzo titolo a debuttare nel cartellone dell’estate lirica 2021 e terzo più rappresentato in assoluto della storia del Festival all’Arena di Verona, sabato sera è andato in scena il capolavoro verdiano nel nuovo allestimento proposto dal comparto artistico areniano.

Dramma biblico per eccellenza, scritto in un periodo di lutto e profonda crisi di Giuseppe Verdi non ancora trentenne, Nabucco deve la sua nascita all’insistenza dell’impresario scaligero dell’epoca, che costrinse il genio di Busseto a lavorare sui versi del librettista Solera. E' il dramma corale per eccellenza, per la posizione predominante che occupano appunto le masse, sin dalla prima scena nel tempio ma soprattutto per il canto nostalgico e sofferto dei deportati sulle rive dell’Eufrate, il celebre “Va’ pensiero”.

Per portarlo in scena, il team creativo di Fondazione Arena ha deciso di creare un parallelo tra il capolavoro verdiano e la vicenda travagliata del popolo ebraico in Italia nel Novecento, nel rispetto completo della drammaturgia originale ma alludendo ad immagini documentate ed eventi reali, perché la Storia riguarda tutti. Durante la Sinfonia iniziale, un percorso fotografico scorre sui ledwall delle ampie scenografie digitali: si tratta del materiale proveniente dal Meis di Ferrara, il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, custode di memorie antiche e recenti. Per la locandina infatti è stata scelta un’immagine simbolica, vicina alla storia rappresentata in scena e a quella di Verona: la distruzione del Ghetto ebraico nel centro storico veronese, avvenuta circa un secolo fa, all’ombra della torre dei Lamberti,

“Per il Meis – ha spiegato il presidente Dario Disegni – è un onore collaborare con una realtà come la Fondazione Arena di Verona, vero e proprio simbolo dell'eccellenza nostrana. Il Nabucco di Giuseppe Verdi è un'opera senza tempo che rappresenta perfettamente lo spirito del nostro Museo, impegnato a raccontare la storia, il ruolo, le influenze culturali degli ebrei in Italia”. Protagonista eponimo il baritono di origini mongole Amartuvshin Enkhbat, voce verdiana acclamata in tutto il mondo, insieme all’altra beniamina areniana Anna Pirozzi, soprano drammatico di agilità nei panni di Abigaille; il basso polacco Rafał Siwek dà voce ieratica a Zaccaria, accanto alla Fenena della giovane Teresa Iervolino e all’Ismaele di Samuele Simoncini. Completano il cast il fido assiro Abdallo di Carlo Bosi, il Gran Sacerdote di Belo di Romano Dal Zovo e la giovane Anna di Elisabetta Zizzo. Con il Ballo, sono in scena numerosi mimi, figuranti, il Coro istruito da Vito Lombardi e l’Orchestra diretta da Daniel Oren, che fa il suo ritorno all’Arena di Verona dove ha da poco festeggiato le 500 applauditissime serate sul podio. “Dopo la straordinaria partenza con l’anteprima di Aida in forma di concerto diretta dal Maestro Muti, e il ritorno all’opera nella sua forma completa con Cavalleria Rusticana e Pagliacci, prosegue l’articolazione del nostro meraviglioso Festival che, al momento, sta ricevendo forti segnali di apprezzamento da parte degli spettatori e si conferma volano di benessere e sviluppo per la nostra Comunità” ha detto Gianfranco De Cesaris, direttore Generale di Fondazione Arena. Nel corso delle otto recite nel cartellone del Festival, tutte dirette dal maestro Oren fino al 1 settembre, ai cantanti della prima si alterneranno altre grandissime voci internazionali, particolarmente acclamate in questi ruoli verdiani, accanto a talenti emergenti: nel ruolo del titolo i baritoni Luca Salsi, Sebastian Catana, George Petean.

In collaborazione con:
Fondazione Arena Di Verona

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