Con Guida e Diodato rivive il Castello di Copertino

Elisabetta Stefanelli COPERTINO

COPERTINO - Il colore è quello della pietra, e della carne, e del sangue, nel blu assoluto del cielo del Salento. Il movimento è quello della storia, che però qui dialoga con l'oggi in un filo assoluto di continuità che si vuole ristabilire dando nuova vita ad uno spazio emblematico nel cuore della città. Siamo tra le possenti mura del Castello di Copertino, tra i campi coltivati del sud della Puglia, dove tra distese di pomodoro e di fichi d'india svetta un gigante di pietra calcarea, introdotto da una porta e da una piazza che qualcuno definisce a ragione metafisica. Nel suo cuore, tra il cortile e i sotterranei, l'intuito del direttore Pietro Copani e del curatore Lorenzo Madaro, ha portato due artisti contemporanei Pietro Guida e Baldo Diodato, le cui opere - esposte fino al 20 settembre - rileggono la storia in un discorso di reciproca influenza con il luogo in cui sono esposte per l'occasione e dove forse rimarranno. Opera simbolo è senza dubbio ''Camminamento su alluminio 2020'' la grande lamina di Diodato, che apre la mostra Under Pressure (curata da Copani e Madaro), che propone nello stile di questo artista il calco del ponte d'ingresso del castello, metà medievale, metà rinascimentale che nasconde tra le terrazze sotto la torre vigne e frutteti. Realizzata in un performance che ha coinvolto i ragazzi della città, la grande lamina porta impressa la strada che penetra le mura rendendola contemporanea e riflettente. Ma prima di penetrare nel cuore dell'edificio e calpestare le opere di questo artista si esce nel cortile dove danzano sensuali le opere di Pietro Guida. Una vera Piazza d'Italia, come si chiama la mostra (curata sempre da Madaro e Copani qui con Mariastella Margozzi), ovvero uno spaccato di vivissima umanità con opere realizzate in cemento e spesso colorate da questo artista che ha da poco compiuto 99 anni. Ci sono sulle scale i ragazzi che si baciano, dello stesso colore della scala, in una dinamica fissità quasi da girone dantesco. Ci sono le donne affacciate alla finestra con il loro cane, che guardano al tempo che passa e che sembra indifferente a questo luogo. Ci sono le prostitute nella loro carnalità esibita, e il padre che porta il figlio sulle spalle verso il sogno del futuro con i suoi palloncini colorati. Insomma c'è l'Italia, che come scrive Margozzi (direttrice regionale musei Puglia) ne catalogo, rappresenta ''una quotidianità fatta di gesti, di slanci d'affetto, di giochi, di pensieri, messi tutti insieme , uniti, ma distanti, in dialogo, ma anche nella solitudine dei loro volumi e nella leggerezza solo apparente della materia in cui sono realizzate''. Figure distanziate e all'aperto che, spiega Madaro, riecheggiano e favoriscono la visita in tempi di coronavirus esprimendo un mondo di sentimenti a cui il mondo post lockdown fortemente aspira. Non c'è il colore della pietra nelle opere di Diodato per Copertino, una produzione ''quotidiana e assoluta'', attraverso la quale l'artista si è messo a disposizione della città. Perchè la città e il suo segno sono del resto la cifra di questo artista che qui espone opere realizzate con il calco di piazze storiche, da Piazza Navona a Piazza del Popolo a Piazza Montecitorio, per parlare solo di quelle romane. Insomma luoghi fisici che come il Castello di Copertino si trasformano in un progetto artistico permanente che sicuramente grazie alla capacità dei due promotori riserverà sicure sorprese. (ANSA).
   

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