Natale: PescAgri-Cia, salvo menu di pesce ma spesa giù 25%

Tradizione in 15 milioni di famiglie. Senza ristoranti è crisi

Redazione ANSA ROMA

 - Covid e stretta sugli spostamenti non toglieranno agli italiani il tipico menu di pesce della Vigilia di Natale e del 31 dicembre. Sarà nelle tavole di 2 case su 3, con una spesa media di 70 euro a nucleo rispetto ai 90 dello scorso anno. Quindici milioni di famiglie sceglieranno ricette povere della tradizione, con tonno, baccalà e orata per piatti non troppo elaborati.

Il risultato complessivo è comunque una perdita di 300 milioni di euro pari al 25%. Sono le stime di PescAgri, l'Associazione Pescatori Italiani di Cia, secondo cui il settore sconta nel 2020 un calo del fatturato di oltre il 40%. Segno negativo dovuto eccedenza di prodotto e calo dei prezzi per via soprattutto delle restrizioni su ristoranti, catering e hotel.

A condizionare radicalmente i consumi di pesce durante le feste, spiega AgriPesca-Cia, l'impatto del Dpmc sui cenoni, rigorosamente a casa per non più di 6 persone; il che ridimensionerà quantità acquistate per non oltre una media di 3 kg a carrello, si tenderà a essere più precisi nelle porzioni, ma anche a scegliere il pesce fresco. Dunque, poco ma buono.

Vinceranno i piatti tipici della Vigilia più legati alla cucina a base di prodotto locale e quindi baccalà e tonno, ma anche alici, sarde e sgombri, orate e spigole che avranno la maggiore sul pescato più pregiato. A soffrire, invece, saranno molluschi e crostacei, protagonisti delle tavole in ristoranti e hotel.

Difficile, aggiunge PescAgri-Cia, pensare poi a cenoni ristretti per Capodanno ma esclusa la ristorazione, per gli oltre 6 milioni di italiani abituati a mangiar fuori il 31 sarà inevitabile la cucina di casa. A poco servirà quel 15% di consumatori propensi al menu take away, trend che vale 5 miliardi, visto che le restrizioni imposte all'Horeca hanno tolto finora al settore agroalimentare quasi 41 miliardi.


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