Terremoto vicino Roma, colpita zona poco sismica ma da monitorare

Ingv, l'ultimo forte sisma in Sabina 119 anni fa

Redazione ANSA

E' un'area in cui i terremoti sono poco frequenti, quella che alle 5,03 di oggi è stata colpita dal sisma di magnitudo 3,3, avvenuto alla profondità di dieci chilometri, vicino ai comuni di Fonte Nuova, Mentana e Monterotondo. Il terremoto, rende noto l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) è avvenuto a 11 chilometri dalla città. "E' comunque un'area che va monitorata", ha rilevato il sismologo Alessandro Amato, dell'Ingv.

"L'area interessata dall'evento di questa mattina non presenta una sismicità significativa negli ultimi anni", rileva l'Ingv. L'ultimo terremoto importante risale a 119 anni fa, quando il 24 aprile 1901 l'area della Sabina venne colpita da un terremoto di magnitudo stimata 5,3.


I principali terremoti storici avvenuti nelle vicinanze di Roma (fonte: INGV)


Considerando i terremoti avvenuti nella Sabina dal 1985 ad oggi, si può notare che sono presenti pochissimi eventi e di bassa magnitudo, mentre se ci si sposta a est, verso i comuni di Guidonia e Tivoli, la sismicità è più frequente.

Doglioni, il terremoto su una faglia secondaria dell'Appennino
Il terremoto è avvenuto su una faglia secondaria dell'Appennino, quasi perpendicolare rispetto al movimento estensionale tipico della catena montuosa nell'Italia centrale. "E' stato un terremoto di tipo trascorrente, avvenuto su una faglia accessoria nella dinamica dell'Appennino", ha osservato il presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni. Servirebbe senz'altro potenziare ulteriormente il sistema di sorveglianza, aggiunge, ma per questo bisogna fare i conti con una burocrazia che impone tempi molto lunghi.

Il sisma "è avvenuto lungo la faglia di svincolo che separa due faglie in estensione e questo spiega - prosegue Doglioni - perché il terremoto non è stato seguito da scosse successive significative". La presenza di strutture secondarie analoghe alla faglia che si è attivata oggi non è rara nell'Appennino, dove nelle zone più esterne faglie simili possono diventare più importanti, come nel Gargano".

L'obiettivo dell'Ingv è potenziare il più possibile la rete di monitoraggio, in questa zona come nel resto d'Italia: "vorremmo far crescere moltissimo la rete, ad esempio posizionando il maggior numero possibile di chilometri di fibra ottica: questo permetterebbe di avere un controllo più diffuso e preciso".

Altri strumenti da potenziare, osserva Doglioni, sono la rete Gps, il monitoraggio delle falde acquifere i controlli basati sulle onde acustiche: tutti questi strumenti permetterebbero di avere dati importanti sui segnali precursori dei terremoti. Sarebbe importante inoltre potenziare la interferometrica, che permette di avere risposte importanti nel momento in cui il terremoto è in corso. Riuscire a realizzare questo progetto di potenziamento non è un problema di fondi, ma secondo Doglioni l'ostacolo maggiore è la burocrazia, che può portare via fino a un anno per una singola richiesta.

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