L’arte di dosare la terapia di mantenimento

A cura della dottoressa Chiara Galano, Membro della Commissione ANSA SIdP

Redazione ANSA

In linea con le recenti linee guida emanate dalla Federazione Europea di Parodontologia sul trattamento delle Parodontiti, oggi sappiamo che per curare efficacemente la parodontite è necessario sottoporre i pazienti a diversi Step terapeutici, che hanno come obiettivo quello di riportare i tessuti parodontali (gengiva e osso) in uno stato di salute.

Tale condizione di salute parodontale, prevede la risoluzione di tutti i segni e sintomi della parodontite (tasche parodontali, sanguinamento, edema, gonfiore, dolore, mobilità dei denti..) mediante una prima fase di terapia attiva, nella quale il paziente viene istruito e motivato a modificare la propria routine di igiene orale domiciliare e ad assumere uno stile di vita più sano controllando anche la salute sistemica, un secondo step in cui si procede con la strumentazione non chirurgica che elimina placca e tartaro sottogengiva, ed un eventuale terzo step di correzione chirurgica, fasi queste mirate ad arrestare la progressione della malattia e a ridurre il rischio di perdere i denti. Al termine di questi tre momenti terapeutici, al fine di preservare la stabilità raggiunta e la salute della bocca nel tempo, i pazienti devono perseguire l’ultima fase del trattamento e vengono inseriti in un programma di mantenimento, meglio definito “terapia di supporto”, che rappresenta un vero e proprio “checkpoint” ripetuto ad intervalli regolari, necessario per monitorare l’andamento della malattia, valutare la risposta alla terapie, e promuovere l’attenzione e la cura continua all’igiene orale.

Essa prevede:

• Aggiornamento continuo della storia medica e dentale del paziente

• Controllo della salute parodontale di denti e impianti, e della presenza di carie

• Valutazione delle abilità del paziente nel mantenere una corretta di igiene orale domiciliare

• Rinforzo motivazionale sulle istruzioni di igiene orale e sul controllo di possibili nuovi fattori di rischio (es. fumo, stress, diabete, esercizio fisico, nutrizione)

• Rimozione meccanica professionale della placca batterica e del tartaro dalle superfici dentarie.

Considerata imprescindibile per il mantenimento della salute orale nel tempo, la terapia di supporto non può essere “standardizzata” per tutti i pazienti; deve essere invece “dosata e personalizzata”, per frequenza e tipologia, in funzione delle caratteristiche e del profilo di rischio parodontale dei pazienti. Per questo motivo, individui che presentano un rischio parodontale alto, a causa di più fattori di rischio coinvolti (siti con tasche residue, sanguinamento al sondaggio, denti persi per parodontite, estesa perdita di supporto parodontale, familiarità genetica per la parodontite, malattie sistemiche come il diabete oppure fumatori) necessiteranno di intervalli di richiamo più frequenti rispetto a pazienti che non presentano le stesse caratteristiche di rischio.

Il successo della terapia di mantenimento si fonda sulla motivazione del paziente nel seguire con regolarità i “checkpoint” programmati per lui dal professionista, e nella sua capacità di acquisire e mantenere con costanza un ruolo attivo nella cura della propria malattia, attraverso elevati standard di igiene orale quotidiana e comportamenti salutari per l’organismo. Un recente studio eseguito dal gruppo di Andrea Ravidà dell’ Università del Michigan (USA) nel 2021, ha infatti dimostrato che aderire con regolarità alla terapia di supporto parodontale riduce significativamente il rischio di perdere i denti per parodontite, soprattutto in pazienti colpiti da forme di parodontite più severa, fumatori, diabetici ed anziani. Sembrerebbe infatti, che in un periodo di 5 anni, chi soffre di parodontite grave e salta per oltre 1 anno i richiami di mantenimento, corra un rischio 3 volte maggiore di perdere denti rispetto a chi invece effettua i richiami con regolarità.

La PERSISTENZA del paziente nel seguire il programma di richiami è dunque il fattore chiave: altri studi hanno infatti evidenziato che circa il 56% dei pazienti sospende la terapia di mantenimento dopo il secondo anno e ciò accade più frequentemente nei pazienti fumatori.

Per questo motivo, tutti professionisti del Team, soprattutto Parodontologo ed Igienista Dentale, sono costantemente impegnati nel rinforzare e supportare la motivazione del paziente ad aderire regolarmente alla terapia di mantenimento, poiché la cura della parodontite in quanto malattia cronica, dura tutta la vita.

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