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Tumore del seno, remare migliora la qualità di vita

Dragon Boat riduce la sensazione di fatica e previene linfedema

Roma ANSAcom

“L'anticipazione diagnostica e le terapie chirurgiche, radioterapiche e farmacologiche hanno consentito di migliorare la quantità di vita della donna, contribuendo a raggiungere una grande percentuale di guarigione, ma da sempre sappiamo che è necessario anche aumentare la qualità della vita in tutti i modi  possibili: dal supporto psicologico alla riabilitazione fisica, che si ottiene con il movimento e con l'attività sportiva, senza tralasciare la nutrizione, agendo cioè sullo stile di vita complessivo della donna”. È quanto ha affermato la presidente dell’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno (Andos) Flori De Grassi nel corso dell’incontro di presentazione di CardioBreast – Dragon Boat Festival. 

   Il Dragon Boat da anni è impiegato come strumento per la riabilitazione fisica e la promozione del benessere psicologico delle donne che hanno subito un intervento per cancro al seno. Tanto che negli ultimi 25 anni sono nate centinaia di squadre composte da donne che hanno superato un tumore al seno che gareggiano nelle competizioni internazionali.

   I benefici del Dragon Boat sono stati oggetto di molti studi a partire dagli anni Novanta del secolo scorso: alcune ricerche, per esempio, hanno messo in luce come questa attività stimoli il sistema muscolo-scheletrico, inneschi reazioni biologiche che riducono lo stato infiammatorio e riduca il rischio di sviluppare linfedema. Tutto ciò si traduce in un miglioramento dei sintomi, per esempio una riduzione della sensazione di fatica nello svolgimento delle attività quotidiane, fino a produrre un miglioramento della qualità della vita complessiva delle pazienti. Questo effetto viene inoltre ulteriormente amplificato dal lavoro di squadra e dalla cooperazione tra compagne. 

   “La Lilt nazionale ha iniziato il suo progetto Dragon Boat nel 2010 come servizio di riabilitazione per le donne operate di tumore al seno che dovevano svolgere un’attività fisica appropriata che facilitasse il drenaggio linfatico, seguite da diversi professionisti volontari”, dice Anna Maria Delle Cave, coordinatrice Nazionale Dragon Boat di Lilt. “Il progetto è stato da subito oggetto di studio, tanto che oggi i fisioterapisti che vi partecipano, ad esempio, sono in grado di suggerire la pagaiata più adatta alle pazienti oncologiche”, aggiunge, sottolineando anche l’impatto psicologico di questa attività: “è cruciale utilizzare questo sport per divulgare un messaggio di speranza per tutte le donne che hanno affrontato momenti difficili e che, invece, nella pratica di questa disciplina possono trovare la forza e il coraggio per reagire ed uscire dalla condizione di isolamento e reinserirsi nel tessuto vivo della famiglia, riacquistando fiducia di sé, con una spinta in più alla rinascita, parlando del domani”.

In collaborazione con:
Daiichi Sankyo Italia

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