==Vaccino: Mantovani, ne servono di più per immunità gregge

Servono risorse a ricerca su come funzionano vaccini sul campo

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 11 GEN - Alberto Mantovani, Direttore scientifico dell'Istituto Humanitas di Milano e professore emerito all'Humanitas University, era fra le 500 persone che ieri hanno ricevuto la prima dose di vaccino anti Sars-CoV-2 nella struttura, dove si sta vaccinando il personale medico: "Ora cominciamo ad avere i vaccini efficaci, ma non basta - spiega in un'intervista al 'Corriere della Sera' - occorre ancora tanta ricerca per capire come funzionano sul campo" e per realizzarla c'è bisogno "di risorse adesso". Questi nuovi vaccini "sono il frutto di ricerche che erano già in corso. Quello di BioNTech-Pfizer, per esempio, è il risultato di studi che avevano come scopo quello di trovare nuove armi contro il cancro". E i vaccini con Adenovirus, quello di AstraZeneca e quello italiano di Reithera hanno alla base "una tecnologia sperimentata da tempo". Ora si aspettano "nuovi dati sul vaccino di AstraZeneca che ha avuto qualche problema. I primi dati sul vaccino italiano dicono che è sicuro: resta da dimostrare l'efficacia, ma non sarà disponibile prima dell'estate". L'importante, però, è avere più vaccini a disposizione "perché da questo sembra discendere la possibilità di arrivare alla cosiddetta 'immunità di gregge'". È una "corsa contro il tempo con il virus che si diffonde sempre di più con le sue varianti e con i vaccini che gli stanno alle costole".
    Raggiungere l'immunità di gregge non è facile perché "non sappiamo quanto dura l'immunità. I dati suggeriscono che la malattia 'naturale' dia una protezione per quasi un anno. Il vaccino Oxford-AstraZeneca (quello con Adenovirus) la dà a sei mesi. Ma di fianco ai dati c'è la ragionevole speranza che i vaccini forniscano una protezione per almeno due anni".
    Su oltre un milione e ottocentomila vaccinati finora con il vaccino BionTHtech-Pfizer, "ci sono state 21 reazioni allergiche di una certa gravità (compresi gli shock anafilattici), ma tutte tenute sotto controllo" aggiunge. Mentre rispetto ai pazienti con malattie autoimmuni le più autorevoli società scientifiche, che si occupano di queste malattie, "dicono che il vaccino va fatto e non aggrava la malattia". Sulle donne in gravidanza "al momento non ci sono dati". Il messaggio in questa fase "è: scegliete voi a patto di essere ben informate". (ANSA).
   

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