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Giorno della Memoria, ecco perchè l'educazione sull'Olocausto è fondamentale

I termini chiave e le indicazioni dell'International Holocaust Remembrance Alliance

Holocaust Remembrance Day in Berlin © EPA
  • Redazione ANSA
  • 26 gennaio 2022
  • 21:04

Come insegnare l'Olocausto? Dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), che riunisce governi ed esperti per rafforzare, progredire e promuovere l’educazione, la ricerca e il ricordo dell’Olocausto e per rispettare gli impegni della Dichiarazione di Stoccolma del 2000, arriva un volume di indicazioni precise per comunicare con le giovani generazioni quello che è accaduto, per assicurare che la memoria dell’Olocausto non venga mai dimenticata. "È successo una volta. Non sarebbe dovuto succedere, ma è successo. Non deve accadere più, ma potrebbe. Ecco perché l’educazione sull’Olocausto è fondamentale.”, dice Kathrin Meyer, Segretario Esecutivo IHRA. Ecco dunque in sintesi alcune osservazioni che possono aiutare, nel Giorno della memoria, il 27 gennaio 2022, ad approfondire.
Una chiara definizione del termine “Olocausto” (o “Shoah”): descrive persecuzioni e stermini sistematici ai danni degli Ebrei europei perpetrati dalla Germania nazista e dagli stati collaboratori tra il 1933 e il 1945. L’apice della persecuzione e dello sterminio si verificò durante la Seconda guerra mondiale. Alcune organizzazioni, perfino alcune autorevoli istituzioni, usano il termine “Olocausto” in un senso molto ampio, includendo tutte le vittime delle persecuzioni naziste. Eppure, molti studiosi di quel periodo usano una definizione più precisa, che riconosce che gli Ebrei europei erano soggetti a persecuzione e sterminio sistematico tale da distinguere la loro sorte da quella di altri, forse con la sola eccezione dei Sinti e Rom (che, dai bambini agli anziani, furono oggetto di eliminazione).
Il termine “Olocausto” è composto da due parole greche e il suo significato suggerisce l’offerta di un sacrificio attraverso il fuoco. Il termine può erroneamente insinuare che le uccisioni di massa degli Ebrei fossero una forma di martirio, piuttosto che il risultato di un genocidio. Per questa ragione, molti preferiscono usare la parola ebraica “Shoah” che significa “catastrofe”.
Bisogna dare agli studenti l’opportunità di discutere la terminologia in modo critico. Termini come “Soluzione Finale” o “Problema Ebraico” erano eufemismi creati ed usati dai perpetratori in quel momento storico, per articolare la loro visione del mondo, in opposizione ad una lingua neutrale che descriva in maniera imparziale gli eventi del passato. Allo stesso modo, termini come “ghetto” dovrebbero essere decostruiti per rivelare i significati specifici usati dai Nazisti e quelli precedenti e successivi all’uso nazista, rispetto a quello riscontrabile prima e dopo l’epoca nazista. 
L’Olocausto mette in discussione molte delle certezze che i giovani hanno riguardo la natura della società, del progresso, della civiltà e del comportamento umano. Gli studenti potrebbero avere reazioni di difesa, sentimenti negativi o non voler approfondire la storia del periodo nazista o dell’Olocausto. Gli studenti costruiscono la comprensione del mondo principalmente attraverso le proprie scoperte e la comunicazione con gli altri e non solo attraverso la trasmissione del sapere da educatore a studente. Nel contesto educativo, il rispetto per le vittime dell’Olocausto e per gli studenti richiede un approccio sensibile e un pensiero attento a quale sia il materiale adatto. Usare immagini crude dell’Olocausto allo scopo di scioccare o impressionare è umiliante per le vittime e può rafforzare lo stereotipo degli Ebrei come “vittime”. Si può insegnare l’Olocausto in modo efficace senza l’utilizzo di fotografie o video, raccomanda l'Ihra
Date agli studenti la possibilità di considerare coloro che sono stati perseguitati dai Nazisti come singoli individui. Gli insegnanti possono trovare un modo per fare il bilancio dell’Olocausto e rendere i numeri reali per gli studenti. Molti, però, troveranno difficile porsi in relazione con la tragedia dell’Olocausto se questa viene presentata solo in termini statistici. I continui riferimenti ai “sei milioni” rischiano di includere intere comunità e individui in una massa senza volto e i tentativi di dare un’immagine dell’enormità dei numeri potrebbero ulteriormente spersonalizzare e disumanizzare. Quando possibile, invece, usate casi di studio, testimonianze dei sopravvissuti, lettere e diari del periodo per mostrare l’esperienza umana. Gli studenti dovrebbero essere in grado di fornire esempi di come ogni “statistica” fosse una persona in carne ed ossa, con una vita prima dell’Olocausto, che viveva in un contesto di famiglia, amici e comunità. Enfatizzate sempre la dignità e l’umanità delle vittime. Evitate di rafforzare stereotipi che suggeriscano che tutti i soccorritori furono eroici, buoni e gentili, tutti gli spettatori apatici e tutti i perpetratori sadici. Sottolineate soprattutto che le “vittime” non erano impotenti, ma reagivano a situazioni difficili e stressanti in modi condizionati da età, origine ed esperienze passate.
Non minimizzate il ruolo dei perpetratori come “mostri disumani”: l’obiettivo non è considerare normale il loro comportamento, ma capire come degli esseri umani siano arrivati a fare ciò. Comprendere non significa perdonare. L’Olocausto è stato un evento umano con cause umane. Anche se i perpetratori commisero atti disumani, molti di loro non erano psicopatici sadici; etichettarli come “malvagi” non è una spiegazione sufficiente dell’Olocausto. Gli educatori, invece, dovrebbero provare ad aiutare gli studenti a porre una domanda diversa e più complessa: come è stato umanamente possibile che gli individui comuni colpevoli di atti crudeli e omicidi di altri esseri umani, donne e bambini compresi, fossero anche padri e mariti amorevoli, mogli devote o madri?L’Olocausto non fu inevitabile Il fatto che un evento storico sia accaduto e che sia stato documentato non significa che dovesse accadere. L’Olocausto avvenne perché individui, gruppi e nazioni scelsero di agire o di non agire. Concentrare l’attenzione su queste scelte permette di comprendere meglio la storia e la natura umana, oltre ad aiutare gli studenti a riflettere in maniera critica sull’argomento. Eventi complessi come l’Olocausto spesso generano più interrogativi che risposte. Il desiderio di “imparare la lezione” dall’Olocausto fa rischiare conclusioni semplicistiche su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato – l’Olocausto avvenne perché gli individui non seppero fare le scelte giuste dal punto di vista morale – e porta ad una lettura superficiale della storia. Invece, l’analisi dell’Olocausto suscita interrogativi sulla natura delle scelte individuali, il “problema del male” e i modi in cui gli individui fanno i conti o meno con il passato.
La negazione esplicita dell’Olocausto è rara, ma la distorsione è un fenomeno più diffuso. Sia la distorsione che la negazione compromettono il pensiero critico, ignorando e svilendo l’evidenza storica e una comprensione della storia basata sui fatti. La negazione dell’Olocausto, definita dall’IHRA come “l’affermazione propagandistica che nega la realtà storica e la portata dello sterminio degli Ebrei”, è spesso ideologicamente motivata ed è parte della teoria cospirazionista, che è parte integrante dell’antisemitismo moderno. L’elemento cospirazionista nella negazione dell’Olocausto è caratterizzato dall’accusa secondo la quale gli Ebrei esagerano o addirittura costruiscono l’Olocausto come evento storico per ottenere vantaggi finanziari, influenza o potere. I negazionisti tentano di seminare il dubbio attraverso la deliberata distorsione e il travisamento delle testimonianze storiche. Fate attenzione - raccomanda l'IHRA ai docenti - a non legittimare involontariamente i negazionisti attraverso il coinvolgimento in falsi dibattiti. Bisogna fare attenzione a non fornire una cassa di risonanza a negazionisti ideologicamente motivati. Non trattate la negazione dell’Olocausto come un argomento storico legittimo, né cercate di confutare le posizioni dei negazionisti attraverso normali dibattiti storici e argomenti razionali.

LISTA DEI TERMINI CHIAVE PER LA COMPRENSIONE DELL'OLOCAUSTO
Antigiudaismo: disprezzo e odio verso gli Ebrei basati su pregiudizi religiosi.
Antisemitismo: “L’antisemitismo è una certa percezione degli Ebrei che può essere espressa come odio per gli Ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli Ebrei o i non Ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”, comprende undici esempi di alcuni dei modi in cui l’antisemitismo appare oggi. Nel periodo precedente e durante l’Olocausto, i Nazisti e altri presero di mira gli Ebrei con varie forme di antisemitismo. Gli effetti di tale antisemitismo si intensificarono dal pregiudizio sociale, alle restrizioni legali, alle carcerazioni di massa, alla ghettizzazione, alla deportazione e allo sterminio.
Antiziganismo: “una manifestazione di espressioni e atti individuali nonché di politiche e pratiche istituzionali di emarginazione, esclusione, violenza fisica, svalutazione delle culture e degli stili di vita rom, discorsi di odio diretti ai Rom e ad altri individui e gruppi percepiti, stigmatizzati o perseguitati durante il periodo nazista, e ancora oggi, in quanto ‘Zingari’. Ciò porta al trattamento dei Rom come un presunto gruppo estraneo e li associa a una serie di stereotipi peggiorativi e immagini distorte che rappresentano una specifica forma di razzismo”.
Campi di concentramento: luoghi creati nella Germania nazista per imprigionare i nemici politici e gli oppositori. Spesso situati nelle periferie delle grandi città, i campi furono un indicatore reale della propensione alla violenza e al terrore del regime nazista. I prigionieri dei campi di concentramento vivevano in condizioni disumane ed erano soggetti a torture, a morire per fame e, in alcuni campi, ad esperimenti medici. Dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, le autorità tedesche allargarono la rete dei campi di concentramento. Alla fine della guerra, la rete comprendeva campi di lavoro per lo sfruttamento dei prigionieri mediante i lavori forzati, campi di transito per riunire grandi numeri di vittime prima della deportazione, e campi del tipo precedente al 1939. I campi di sterminio furono creati tra la fine del 1941 e l’inizio del 1942 con la funzione specifica di operare uccisioni di massa.
Campi di sterminio/centri di uccisione: campi costruiti per lo sterminio sistematico di Ebrei e Rom. Le camere a gas mobili di Kulmhof (Chelmno) e i campi di Belzec, Sobibor e Treblinka, servivano esclusivamente a questo scopo. Auschwitz, Majdanek e Maly Trostinets avevano strutture simili a quelle dei campi di sterminio e avevano inoltre il ruolo di campi di concentramento, campi di lavoro o campi di transito.
Collaboratori: regimi e individui non tedeschi che collaborarono con i Nazisti, ne sostennero attivamente le politiche e commisero azioni per ordine dei Nazisti o di propria iniziativa.
Crimini contro l’umanità: la definizione dell’articolo 6 della Carta di Norimberga è stata perfezionata e completata dallo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, adottato dalle Nazioni Unite nel 1998. Ai sensi dell’articolo 7, l’omicidio, lo sterminio, la riduzione in schiavitù, la deportazione o il trasferimento forzato della popolazione, la detenzione con violazione delle norme fondamentali del diritto internazionale, la tortura, lo stupro e altri atti gravi che causino intenzionalmente grandi sofferenze o gravi lesioni al corpo o alla salute mentale o fisica sono considerati crimini contro l’umanità, quando sono parte di un attacco diffuso o sistematico diretto contro qualsiasi popolazione civile e si sia a conoscenza di tale attacco.
Diritti Umani: diritti che riguardano tutti gli esseri umani, indipendentemente da razza, sesso, nazionalità, etnia, lingua, religione o qualsiasi altra condizione. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, fece dei diritti umani un elemento importante del diritto internazionale. I diritti umani non sono, tuttavia, solo il prodotto del ventesimo secolo, ma sono visibili nei codici giuridici e religiosi che sottolineano l’individualità e la dignità dell’individuo e che risalgono all’antichità. I diritti umani sono stati un elemento indispensabile delle idee e delle istituzioni democratiche in Europa già dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, redatta nel 1789 durante la Rivoluzione francese.
Distorsione dell’Olocausto: la definizione operativa giuridicamente non vincolante di Negazionismo e Distorsione dell’Olocausto adottata dall’IHRA si riferisce a una serie di esempi di tentativi volti a mettere in dubbio la veridicità dell’Olocausto. Questi comprendono (ma non si limitano solo a questi): la minimizzazione grossolana del numero delle vittime dell’Olocausto; i tentativi di accusare gli Ebrei di aver causato il loro stesso genocidio; le dichiarazioni che dipingono l’Olocausto come un evento storico positivo.
Ebrei: l’ebraismo ortodosso e riformato definisce Ebreo un individuo la cui madre è o era Ebrea o un individuo che si è convertito alla religione ebraica; l’ebraismo liberale include inoltre nella definizione chi abbia il padre Ebreo. I Nazisti definivano Ebrei gli individui con tre o quattro nonni Ebrei, indipendentemente dal credo religioso o dall’affiliazione loro o dei loro antenati. Va anche notato che le leggi razziali furono applicate in tempi e modi diversi nelle varie zone occupate e controllate dai Nazisti e dai loro collaboratori. Per complicare ulteriormente le definizioni, c’erano inoltre individui che vivevano in Germania che, secondo le Leggi di Norimberga, non rientravano né nella definizione di Tedesco né in quella di Ebreo, ovvero coloro che avevano uno o due nonni nati nella comunità religiosa ebraica. Questi individui di “razza mista” erano definiti Mischlinge. Godevano degli stessi diritti di chi apparteneva alla “razza” tedesca, ma questi diritti venivano continuamente ridotti attraverso la legislazione successiva.
Einsatzgruppen: unità mobili di massacro della Polizia di Sicurezza e del Servizio di Sicurezza delle SS. Dopo l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica nel 1941, queste unità – coadiuvate da unità della Polizia d’Ordine e da collaboratori locali – iniziarono ad uccidere gli Ebrei in modo sistematico con fucilazioni o camere a gas mobili.
Genocidio: l’Articolo 2 della Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Delitto di Genocidio (1948) definisce il genocidio come “ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:
(a) uccisione di membri del gruppo;
(b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
(c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare
la sua distruzione fisica, totale o parziale;
(d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;
(e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.”
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la convenzione il 9 dicembre 1948. Entrò in vigore il 12 gennaio 1951 rendendo così la definizione di genocidio applicabile dal punto di vista giuridico. Per vari motivi, gli studiosi hanno suggerito definizioni diverse.
Ghetto: quartiere in cui furono relegati gli Ebrei, separati dal resto della società, durante la Seconda guerra mondiale. La maggior parte dei ghetti si trovavano nell’Europa centrale e orientale, ma alcuni furono creati nel territorio direttamente annesso al Terzo Reich tra il 1939 e 1941.
Giustizia di transizione: provvedimenti giudiziari e non giudiziari messi in atto al fine di porre rimedio a retaggi di repressione, violazioni dei diritti umani e atrocità di massa in periodi di transizione politica, da parte di regimi dittatoriali o nel contesto di conflitti civili contro la democrazia, lo stato di diritto e le relazioni pacifiche. Oltre alle indagini penali e ai procedimenti giudiziari contro i perpetratori, la giustizia di transizione comprende la documentazione di reati, risarcimenti e disposizioni per garantire che tali reati non si ripetano.
Liberatori: individui che parteciparono alla liberazione e al soccorso di coloro che furono prigionieri o costretti a nascondersi dai Nazisti e dai loro collaboratori. Il termine si applica in particolare a quei soldati, medici e autorità religiose affiliate all’esercito che entrarono nei campi di concentramento liberati nel 1944–45.
Nazisti: tedeschi e austriaci membri del Partito nazional-socialista tedesco dei lavoratori o sostenitori attivi del regime di Hitler.
Negazionismo: la definizione operativa giuridicamente non vincolante di Negazionismo e Distorsione dell’Olocausto adottata dall’IHRA afferma: “Il negazionismo è l’affermazione propagandistica che nega la realtà storica e la portata dello sterminio degli Ebrei, noto come Olocausto o Shoah, perpetrato dai Nazisti e dai loro complici durante la Seconda guerra mondiale. Il negazionismo si riferisce specificamente a qualunque tentativo teso a sostenere che l’Olocausto/Shoah non abbia avuto luogo. Il negazionismo può includere il negare o mettere in dubbio pubblicamente l’uso dei principali meccanismi di distruzione (quali camere a gas, fucilazione di massa, morte per fame e tortura) o l’intenzionalità del genocidio del popolo ebraico.”
Olocausto: la persecuzione e lo sterminio sistematici, promossi dallo Stato, degli Ebrei da parte della Germania nazista e dei suoi collaboratori, tra il 1939 e il 1945.
Oppositori: individui che si opposero attivamente alle politiche e ai programmi Nazisti in vari modi.
Perpetratori: individui che pianificarono, organizzarono, promossero e/o attuarono atti di persecuzione e sterminio.
Razzismo: pregiudizio da parte di individui e/o istituzioni, discriminazione o antagonismo diretti contro chi appartenga ad una razza diversa, in base al credo che la propria razza sia superiore. Resistenza: attività volte a impedire o inibire le politiche e i programmi criminali nazisti. Poiché i Nazisti volevano sterminare tutti gli Ebrei europei, a partire almeno dall’inizio del 1942 l’aiuto e il soccorso prestati agli Ebrei possono essere considerati come forme di resistenza. Il riferimento a condizioni locali specifiche è essenziale per comprendere questo termine.
Rom e Sinti: le comunità Rom e Sinti si stabilirono nei paesi dell’Europa moderna secoli fa. Il termine “Sinti” designa i membri di una minoranza etnica che si stabilì in Germania e nei paesi vicini all’inizio del XV secolo. Il termine “Rom” si riferisce alla minoranza etnica che ha vissuto nell’Europa orientale e sud-orientale dal Medioevo. Dall’inizio del XVIII secolo i Rom emigrarono nell’Europa occidentale e vi si stabilirono. Al di fuori dei paesi di lingua tedesca, il termine “Rom” è anche usato come termine collettivo per la minoranza etnica nel suo insieme. Come gli Ebrei, i Sinti e i Rom furono dichiarati “razzialmente stranieri” e quindi esclusi dalla “comunità del popolo (tedesco)”. I Nazisti perseguitarono come “zingari” chi aveva almeno un bisnonno identificato come tale. Questa persecuzione montò fino al genocidio contro i Rom che vivevano in paesi dominati dai Nazisti.
Shoah: termine ebraico che significa “catastrofe” o distruzione. La parola, usata nella cultura israeliana per indicare l’Olocausto, evita l’implicazione che le vittime fossero “sacrificate” o “martirizzate”. È anche comunemente usata in Francia e in altre parti d’Europa ed è divenuta molto popolare dopo il film Shoah del 1985 diretto da Claude Lanzmann.
Soccorritori: individui che aiutarono le vittime dei Nazisti in vari modi con l’intenzione di salvare le loro vite. I soccorritori degli Ebrei, che fornirono aiuto senza motivazioni personali, sono spesso detti “Giusti (tra le nazioni)”, titolo conferito da Yad Vashem, Museo e Memoriale dell’Olocausto israeliano che si basa su un’analisi di testimonianze e documenti per sostenere che l’aiuto fu dato con fini altruistici e non per un tornaconto personale.
Sopravvissuti: coloro che vissero gli eventi dell’Olocausto, intesi come la persecuzione sistematica e lo sterminio di Stato degli Ebrei operato dalla Germania nazista e dai suoi collaboratori dal 1933 al 1945. Insieme ai sopravvissuti ai campi di concentramento, ai ghetti e alle fucilazioni da parte degli Einsatzgruppen, questa categoria comprende i rifugiati Ebrei dalla Germania e dall’Austria negli anni Trenta e quelli salvati in operazioni come il Kindertransport. Comprende anche i bambini tenuti nascosti o dati in adozione per nasconderne l’identità. I termini seconda generazione e terza generazione si riferiscono rispettivamente ai figli e ai nipoti dei sopravvissuti.
Spettatori: Stati e individui consapevoli dei crimini Nazisti, ma che decisero di non intervenire nonostante avessero una certa libertà di agire e in questo modo rafforzarono la determinazione dei perpetratori a commettere i loro crimini.
Vittime: persone assassinate dai Nazisti o dai loro collaboratori o che hanno subito gravi perdite a causa dei loro atti di persecuzione.

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