Design & Giardino

I segreti dei tessuti Fortuny, nell'ultima fabbrica di Venezia

Custoditi gelosamente da 100 anni, status symbol made in Italy

 © ANSA
  • di Alessandra Magliaro
  • VENEZIA
  • 22 maggio 2021
  • 14:31

Carnavalet in grigio, un motivo floreale settecentesco orientaleggiante ispirato all'omonimo museo di Parigi: 700 yards, 640 metri circa, sono partiti dall'isola della Giudecca a Venezia e ora sono in viaggio verso Los Angeles per decorare pareti, foderare divani e letti della villa di una top star di Hollywood. Inutile chiedere il nome a meno che una volta inaugurata la casa la stessa celebrità non vorrà ostentarla magari su Instagram, come ha fatto Martha Stewart di recente. Sono esempi della passione americana per i tessuti artistici Fortuny , i cui segreti di lavorazione sono custoditi gelosamente da 100 anni: nel 2022 si celebra il centenario di questa azienda fondata da Mariano Fortuny, origine spagnola di Granada, veneziano d'adozione, nato 150 anni fa.
   

Dentro la fabbrica a mattoni rossi, ex convento San Biagio, all'ombra del Molino Stucky, il giardino nascosto, uno spazio quasi mistico, dà accesso ai laboratori, sigillati alla vista da tendaggi, dentro cui ci sono funzionanti e in uso i macchinari brevettati da Fortuny : è il cuore segreto della maison che è ormai l'ultima fabbrica in attività a Venezia.
    La storia parte da lontano, da 100 anni fa appunto, e prova, con una produzione di nicchia, per un target benestante ad andare verso il futuro insieme ad una manciata di competitor (come Rubelli e Bevilacqua per restare in laguna) pur restando fedelissimi all'originale. "Il 98% della produzione, spiega all'ANSA Mickey Riad,- direttore creativo che con il fratello Maury detiene il marchio ereditato dal padre - è rappresentato dalla riproposizione dei disegni di tessuti dell'archivio Fortuny, 450 incluse le continue variazioni di colore. Le collezioni sono aggiornate ogni anno, come l'ultima Imago, scegliendo cosa proporre dall'antico e in che nuance declinare la lavorazione".
    Il prodotto finito (475 euro al metro) è un prodotto originale, unico e made in Italy. Nonostante l'aspetto non si tratta di seta ma di purissimo cotone. Racconta il processo la dirigente Vittoria Roggio, "arrivano qui alla Giudecca i teli bianchi di cotone makò che vengono lavorati qui in fabbrica da circa 15 operai tenuti al segreto più assoluto, nessuno dei quali partecipa all'intera produzione: tinti in colori naturali, stampati con i macchinari d'epoca, ricolorati e rifiniti a mano". Uno dei best seller è il Camo Isole: un sorprendente moderno (amatissimo in Usa) sorta di camouflage ante litteram con dorature che rappresentano le isole del mondo e in controluce rimandano bagliori marini, in un rapporto luce/ombra che è tratto distintivo del fondatore. L'altro disegno tra i più richiesti è il Pinette ivory, che raffigura palmette. Ci si fanno tendaggi, rivestimenti, cuscini e soprattutto in Gran Bretagna, secondo mercato del brand, anche intere pareti di stoffa. E al di là dei consigli di architetti e designer sono gli stessi clienti, spiegano alla maison, a scegliere dal catalogo considerando quei tessuti uno status symbol. In Italia tra i tanti palazzi veneziani, come Ca' Rezzonico, l'hotel Gritti , le stoffe dell'artista sono da sempre a Villa Feltrinelli sul Lago di Garda, a Borgo San Pietro e in tante altre location incluso il Met di New York e il Carnavalet di Parigi . Si raccontano episodi di no leggendari, come quello recente alla regina Beatrice d'Olanda che voleva personalmente scegliere tessuti e visitare la fabbrica, top secret anche per lei. La moda talvolta si è avvicinata: Maria Grazia Chiuri ne è una estimatrice raccontano e li ha usati sia quando era a Valentino che oggi da Dior.
    La storia di Mariano Fortuny è di estrema creatività, era un artista ma anche un inventore, un fotografo geniale, uno scenografo teatrale per D'Annunzio e per Eleonora Duse per la quale disegnò i costumi spostando grazie a lei l'attenzione verso i tessuti e la moda. Nel 1906 con la moglie Henriette a Palazzo Pesaro Orfei diede vita ad un piccolo laboratorio per la stampa dei tessuti: all'inizio fu la seta, finemente plissettata, con la quale realizzò il vestito Delphos, l'abito del jet set degli anni '10 , citato anche nella Recherche di Proust, indossato dalla Duse, da Isadora Duncan, Sarah Bernhardt.
    Fortuny non solo era un inventore ma anche un lungimirante, con decine di brevetti depositati: ha ideato il dimmer ossia il dispositivo che regola l'intensità della luce, applicato poi in una lampada che ancora oggi è un best seller di design, una macchina teatrale che ancora oggi porta il suo nome, Fortuny Dome, adottato nel '22 alla Scala, le lampade in stoffa.
    Brevettò anche i suoi colori (le tempere Fortuny), il sistema policromo di stampa su stoffa ancora oggi cuore dei tessuti con il suo nome e una speciale carta per la stampa fotografica. Alla sua morte la moglie Henriette, che si dedicava a Palazzo Fortuny e amava la moda (da cui discende l'azienda, Atelier Fortuny Venezia con due sedi in città e una a Parigi, con velluti stampati, kimono, lampade, borse e accessori che evocano quel mood raffinato e lussuoso), decise di non proseguire l'attività della fabbrica e di vendere alla interior designer di New York Elsie McNeill Lee, poi contessa Gozzi, che la affermò in America, ancor oggi primo mercato del brand. Alla sua morte è passata al suo amico e legale, Maged Riad di origine egiziana, i cui figli dopo la morte del padre dal 1998 portano avanti questo gioiello del made in Italy. 

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