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Marsh McLennan,ruolo aziende decisivo per futuro dei giovani

Pnrr apre nuove prospettive; digital talk con il ministro Colao

Milano ANSAcom

Di fronte ai rischi globali del prossimo decennio, in particolare per le nuove generazioni, Marsh McLennan, leader nell'offerta di servizi professionali nelle aree di rischio, strategia e persone, accende un faro sul ruolo delle aziende, che sono “chiamate ad agire offrendo nuove opportunità ai più giovani, soprattutto alla luce delle prospettive aperte dal Next Generation Eu e dal Pnrr”. È questo il messaggio che emerge da “Recovery Young”, evento organizzato dai business italiani di Marsh McLennan, per riflettere sui maggiori rischi che impatteranno sul futuro dei giovani e, di riflesso, sul futuro delle aziende.
“Il contributo delle aziende sarà decisivo per aiutare i giovani a uscire da una crisi che ha origine da lontano e che la pandemia ha purtroppo aggravato", sottolinea Marco Araldi, Country Corporate Officer di Marsh McLennan Italia e Co-Ceo di Marsh Italia, aprendo l'evento digitale, che ha visto tra i protagonisti il ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao.
Il dibattito ha preso spunto dal Global Risks Report 2021, realizzato dal World Economic Forum in collaborazione con Marsh McLennan e Zurich, che ha evidenziato i principali rischi futuri, come quelli derivanti dai cambiamenti climatici o dal digital gap. “Si tratta di temi di grande attualità anche in Italia, a cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha dedicato degli interventi specifici”, spiega Araldi, sottolineando che le aziende devono avere “il coraggio di investire non più solo nell’esperienza, ma anche e soprattutto nei nuovi talenti". Tra i dati emersi dal Report sui rischi globali, un peggioramento dell’80% della salute mentale dei più giovani, impossibilità per l’80% dei ragazzi in età scolare di seguire le lezioni in presenza, mancato accesso ai mezzi tecnologici necessari per la didattica a distanza per il 30%.
“Un quadro che, unito al netto crollo delle prospettive di impiego ed economiche, ha contribuito all’aumento del fenomeno definito youth disillusionment”. Si tratta di una situazione “pericolosa non solo per le nuove generazioni, che corrono il rischio di non riuscire a raggiungere una piena valorizzazione del loro talento, ma anche per le aziende, che potrebbero non riuscire ad attrarre nuovo capitale umano per restare al passo con le richieste di un mercato del lavoro in rapida evoluzione”. Diventa quindi “sempre più necessario riuscire a investire con una prospettiva più ampia, mirando alle competenze che saranno distintive nel futuro in assunzione, formazione, reskilling”.
In questo processo l’impegno delle aziende deve essere volto anche “a creare un ponte con la formazione universitaria, spesso ancora lontana dal mondo del lavoro”, prosegue Araldi, evidenziando il ritardo sulle competenze Stem: “abbiamo un numero di laureati, soprattutto donne, molto basso. E nelle Stem ci sono le competenze tecniche e digitali necessarie per la gestione del mondo attuale, a supporto della filiera manifatturiera, dove l’Italia eccelle in Europa”. Altro rischio per le aziende è quello di una leadership non in grado di abbracciare il concetto di “lavoro adattivo”, che è “la risposta vera del futuro dei giovani”. Ciò vuol dire "considerare la persona come portatore di competenza che può realizzare i suoi obiettivi ovunque, dall’ufficio, da casa, da un parco, da uno spazio di collaborazione". Ad alimentare il dibattito sulle strategie aziendali per la valorizzazione di talento e competenze, hanno contribuito Irena Bednarich (Hewlett Packard Enterprise), Davide Dattoli (Talent Garden) e Marco Valerio Morelli, Ceo di Mercer Italia.

In collaborazione con:
MARSH & McLENNAN

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