Abruzzo

Teatro Marrucino riparte con Traviata, dirige Oren

Apertura della stagione lirica l'8 ottobre

(ANSA) - CHIETI, 24 SET - Sarà la Traviata di Giuseppe Verdi, con Daniel Oren che dirigerà l'Orchestra Sinfonica Abruzzese, a inaugurare il prossimo 8 ottobre la stagione della Lirica del Teatro Marrucino di Chieti che riaprirà al pubblico con un nuovo allestimento che lo ha reso più tecnologico, ma anche più accessibile, soprattutto ai disabili. Lo spettacolo, per la regia di Riccardo Canessa, con il Coro del Marrucino guidato dal maestro Cristian Starinieri, in replica il 10 ottobre, è uno dei tre nel cartellone della Lirica del teatro teatino: gli altri sono "L'elisir d'amore" di Gaetano Donizetti, 12 e 14 novembre con la regia del maestro Aldo Tarabella e la direzione musicale di Patrick Murray, e l'opera tango "Maria de Buenos Aires" di Astor Piazzolla, il 12 dicembre sotto la direzione di Jacopo Rivani, opera coprodotta con la Fondazione Ravenna Manifestazioni, la Fondazione del teatro comunale di Ferrara e la Fondazione del teatro di Pisa. Per La Traviata i biglietti saranno in vendita al botteghino del Marrucino dal 28 settembre: ad oggi la capienza del teatro, causa norme anti Covid, è del 50% ,dunque i biglietti in vendita sono 220 e non sono stati previsti abbonamenti.
    "Sarà una stagione lirica grandiosa - ha detto Ettore Pellegrino, direttore artistico del Marrucino presentando il cartellone insieme al sindaco di Chieti Diego Ferrara, al vice sindaco Paolo De Cesare e al presidente del Cda del teatro, Giustino Angeloni - Abbiamo la presenza di un direttore che non è mai stato in questo teatro che si chiama Oren e ha girato tutto il mondo, Traviata è un titolo che parla da sé, abbiamo recuperato l'Elisir d'amore, perché il decreto ministeriale prevede di recuperare titoli che non sono stati fatti in presenza durante la pandemia, e chiudiamo con una grande coproduzione che è la Maria de Buenos Aires per la regia di Carlos Branca". "L'anno scorso abbiamo fatto le opere in streaming e io da operatore culturale, direttore e musicista, dico che la cosa più traumatica è stato il termine dell'opera: sull'applauso finale o sull'acuto del tenore sentire il vuoto generato dalla mancanza di pubblico, e la farsa degli inchini per la tv senza gli applausi, strideva con il nostro mondo".
    (ANSA).
   

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