di Martino Iannone
ANSA MagazineaMag #129
Un polmone verde della capitale deturpato da cantieri abbandonati

Il 'parco dell'oblio' Roma che non c'è

E' una discarica a cielo aperto che si estende per ettari ed ettari da via di Portonaccio fino a Viale Palmiro Togliatti e oltre.

Una cava dismessa, un cantiere sotto sequestro, immondizia ovunque, e un ammasso di cubi di pietra giganteschi a forma di piramide monca totalmente abbandonati. Quello che molti chiamano 'Il parco che non c'è', o 'parco dell'oblio' nel pieno del quadrante est di Roma, oggi non è che una discarica a cielo aperto che si estende per ettari ed ettari da via di Portonaccio fino a Viale Palmiro Togliatti e oltre. Tra una discarica e l'altra, spuntano orti coltivati abusivamente, dissesti morfologici, e chissà quanto altro ancora sommerso dalla vegetazione selvatica che ha lentamente ripreso possesso dei luoghi dopo la chiusura del cantiere Tav Roma-Napoli. Sotto questa zona verde, infatti, c'è un tunnel attraversato da Frecciarossa e da Italo in uscita ed entrata nella Capitale.

L'attenzione sulle condizioni dell'area è emersa durante la prima giornata di esplorazioni dirette di 'Negentropia, avere cura del selvatico a Roma Est' un progetto di divulgazione scientifico e culturale promosso dall'associazione Stalker/NoWorking, di Roma, in collaborazione, tra gli altri, del Forum Territoriale Parco delle Energie, del Dipartimento di Architettura di Roma Tre e parte del programma di Eureka! Roma2019 promosso da Roma Capitale e realizzato in collaborazione con la Siae.

Questo territorio è molto ricco di storia e di archeologia, grandi necropoli romane, resti dell’antica Collatina, dell’acquedotto Vergine e molto altro, C’è l’unico lago naturale di Roma, il cosiddetto laghetto ex Snia, c’è il parco Pasolini e soprattutto c’è una densità abitativa altissima unita a altissimi livelli di smog e inquinamento urbano.

E in realtà, quello che si nota attraversando a piedi il ‘parco che non c’è’, non senza difficoltà e spirito di avventura, sono infinte discariche a cielo aperto, cantieri e cave abbandonati e/o posti sotto sequestro, orti coltivati da pensionati più o meno abusivi o spontanei (come alcuni preferiscono dire), dissesti morfologici, e chissà quanto altro ancora sommerso dalla vegetazione selvatica che ha lentamente ripreso possesso dei luoghi.

(martino.iannone@ansa.it)

Il 'parco dell'oblio' Roma che non c'è


"N" come Negentropia. Esplorare, comprendere e avere cura del selvatico a Roma Est

"N" come Negentropia. Esplorare, comprendere e avere cura del selvatico a Roma Est, il progetto di divulgazione scientifico/culturale, attraverso la pratica artistica, promosso da Stalker e che elegge come proprio campo di ricerca il quadrante est della città di Roma.  L'iniziativa è parte del programma di EUREKA! ROMA2019 promosso da Roma Capitale e realizzato in collaborazione con SIAE.

Attraverso i termini “Negentropia”, proveniente dal linguaggio scientifico, e “Selvatico”, appartenente al campo umanistico, si intende costruire la nozione di “Paesaggio Negentropico” per indicare quei luoghi generati dalla risposta creativa della natura alla produzione di disordine dovuta all’umano sfruttamento del territorio. In particolare, si intende osservare quelle “oasi” che a volte emergono lì dove l’intenso sfruttamento ed il successivo abbandono generano una reazione spontanea e non lineare di riordino da parte della natura che porta all’emergere di ecosistemi evoluti. Così è per il lago emerso a seguito del tentativo di costruire un centro commerciale nel 1995 tra le rovine della fabbrica Snia Viscosa. La fabbrica è il principale nodo di accesso e il perno di questo possibile itinerario pubblico attraverso un ambiente rigenerato dalla vegetazione spontanea e “selvatica”.

Il progetto prende quindi in esame alcuni paesaggi estrattivi e produttivi dismessi a Roma Est e le loro connessioni ecologiche per esplorarli, comprenderli e diffondere la consapevolezza tra la cittadinanza e gli amministratori della loro specificità, ricchezza e valore. Ciò affinché se ne riconosca l’importanza e la complessità ecosistemica così ché non vengano cancellati da una progettualità o da usi non consapevoli e quindi potenzialmente distruttivi. Attraverso esplorazioni sul territorio a piedi ed incontri seminariali pubblici, si intende mettere a confronto approcci e conoscenze di natura scientifica - dalla fisica alla biologia - sull’argomento, confrontandoli con elementi storico-artistici e mitologici sul tema del “Selvatico”, e con recenti e innovative pratiche ed esperienze artistiche e di progettazione del paesaggio e di urbanistica. L’obiettivo è investigare l’azione negentropica che ha prodotto quei “paesaggi avanzati”nel doppio senso di scartati ma anche di evoluti. Per questo, il progetto si avvarrà della stretta collaborazione del mondo accademico, attraverso il contributo di ricercatori, progettisti ed esperti internazionali e la collaborazione del Dipartimento di Architettura e del Master transdisciplinare di “Environmental Humanities” entrambi presso l’Università di Roma Tre.



La cava abbandonata e il cantiere sequestrato

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Il Dossier sul Parco dell'oblio del Gruppo Pigneto-Prenestino del WWF

Il settore orientale della periferia romana, come del resto tutta la periferia di Roma Capitale, è caratterizzato al tempo stesso da un fitto tessuto urbano densamente popolato e povero di verde e servizi, da un elevato livello di inquinamento atmosferico dovuto al traffico veicolare, da un notevole grado di impermeabilizzazione del suolo con pesanti ricadute sul microclima locale (sovratemperature nei mesi estivi), e dalla presenza di beni culturali ed ambientali di notevole importanza. La salvaguardia e la valorizzazione di questi beni è l’occasione per riqualificare l’intero settore urbanistico, attraverso la realizzazione di vasti parchi urbani che interrompano la continuità di tessuto edificato che si estende dal centro storico della città fino alle più lontane periferie oltre il Grande Raccordo Anulare. La realizzazione di detti parchi permetterebbe di migliorare la qualità dell’aria e le condizioni microclimatiche, ottenendo una riqualificazione ambientale del territorio urbano e la realizzando una rete ecologica mediante corridoi che connettano tra loro le principali aree verdi.Nel territorio della periferia orientale di Roma Capitale un importante contributo alla necessaria riqualificazione ambientale può essere dato da una vasta area che possiamo definire “Parco dell’oblio” (Parco Lineare Roma est).

Detta area ricade a cavallo del tratto urbano dell’autostrada A 24, tra la via Tiburtina a nord e la linea ferroviaria AV Roma-Napoli a sud, e si estende dal quartiere di Casalbertone a ovest fino all’area della Cervelletta ad est, la quale è parte costituente della Riserva naturale dell’Aniene. Si tratta di un’area che il vigente PRG del Comune di Roma destina a verde pubblico, e che di fatto può costituire un corridoio naturale tra la Riserva naturale dell’Aniene a nordest ed il Comprensorio archeologico “Ad duas lauros” a sudovest. Il Comprensorio archeologico “Ad duas lauros”, oggetto del Dossier redatto dal Gruppo WWF Pigneto Prenestino (http://wwfpignetoprenestino.blogspot.it/2015/04/il-comprensorio-archeologico-ad-duas.html) si estende dal Torrione sulla via Prenestina fino al Parco archeologico di Centocelle, attraverso l’area dell’ex Snia-Viscosa, il Comprensorio Casilino SDO con Villa De Sanctis, la Villa dei Gordiani e l’area dell’Acquedotto Alessandrino a Torpignattara.
Il Parco dell’oblio può essere così denominato perchè è costituito da differenti aree destinate a parco pubblico non solo sulla base delle prescrizioni del vigente strumento urbanistico, ma anche sulla base di vari provvedimenti amministrativi adottati nel corso del tempo, i quali tuttavia non hanno portato poi di fatto alla attuazione delle decisioni assunte.


La bisca selvatica nel Parco Pasolini


Alla conquista de ‘Il parco che non c’è Roma est’

l comitato promotore de il “Parco che non c’è Roma Est ” è nato informalmente intorno alla fine del 2017 per raccogliere nel tempo cittadini , associazioni e istituzioni intorno alla questione Opere di compensazione a Roma est relative alla ferrovia ad alta velocità realizzata nel 2004.

Dalla ex Snia, passando per la Rustica e arrivando a Gabii, secondo un progetto comunale del 2004, sarebbe dovuto sorgere un grande parco archeologico-naturalistico, come opera di compensazione ambientale per la linea ad Alta Velocità Roma Napoli, ad oggi ottobre 2018 , non si è visto quasi nulla, qualche lampione pezzettini di ciclabile intorno alle stazioni.

“Lo scopo del nostro percorso – informa Cinzia Paolino dell’Associazione Sguardoingiro (via Mario Chiri 49 00177 Roma, Collatino) oltre a interloquire con le istituzioni , vorrebbe “mappare” man mano tutto il parco che non c’è e realizzare varie tappe come questa del 14 ottobre 2018 e come quella del 25 marzo 2018 dove abbiamo attraversato il tratto della Serenissima, per conoscere tutti i gruppi già attivi sul territorio per godere delle evidenze archeologiche antiche e sensibilizzare più persone possibili ad una risoluzione di questa incresciosa assenza di risposte. Si sta già ipotizzando un evento a Gabii per la fine di ottobre. In questi momenti vogliamo inoltre presentare progetti sullo sviluppo del parco già pronti , quindi già pagati dal comune di Roma solo da attuare, in particolare abbiamo selezionato il ‘Percorso Ciclopedonale integrato’, perché reputato quello più sostenibile e moderno”.


Quasi un chilometro di immondizia che spezza il verde

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Stalker Roma, chi sono e cosa fanno

La modalità di intervento proposta è sperimentale, fondata su pratiche spaziali esplorative, di ascolto, relazionali, conviviali e ludiche, attivate da dispositivi di interazione creativa con l’ambiente investigato, con gli abitanti e con gli archivi della memoria. Tali pratiche e dispositivi sono finalizzati a catalizzare lo sviluppo di processi evolutivi auto-organizzanti, attraverso la tessitura di relazioni sociali ed ambientali, lì dove per abbandono o per indisponibilità sono venute a mancare.

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La traccia di tali interventi verrà a costituire una mappatura sensibile, complessa e dinamica del territorio, realizzata con il contributo dei più diversi approcci disciplinari, attraverso cui si intende investigare i mutamenti in atto nel rapporto tra uomo e ambiente. Tale mappatura conterrà dati sofisticati e molteplici e al contempo risulterà uno strumento capace di attivare interesse e di facile accessibilità.  La modalità operativa descritta, oltre ad essere un inedito strumento di conoscenza, potrà contribuire a promuovere la diffusione di una maggiore consapevolezza della popolazione nei confronti del proprio territorio e quindi ottenere più efficaci feedback di partecipazione creativa nella gestione delle problematiche territoriali e urbanistiche.


L'arrampicata sulla piramide monca


Emergenza rifiuti, tra 2 anni tutte le discariche piene

Solo due anni: e' questo l'orizzonte di vita delle discariche del nostro Paese. Dopodiche' saranno tutte piene. Al Sud siamo gia' in emergenza, al Centro ci arriveremo tra meno di un anno, e in 24 mesi anche le ultime discariche del Nord dovranno chiudere i battenti. E' questo il quadro che viene dipinto dal nuovo rapporto 'Per una Strategia nazionale dei rifiuti' lanciato da Fise Assoambiente (l'Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attivita' di bonifica), che identifica anche una via d'uscita, quella giusta da percorrere, per raggiungere gli obiettivi posti dall'economia circolare, e stimando in 10 miliardi di euro gli investimenti necessari per impianti di riciclo, recupero e smaltimento nei prossimi 15 anni.


La discarica dei giocattoli

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I territori attuali visti da Stalker

Costituiscono il negativo della città costruita, aree interstiziali e dimargine, spazi abbandonati o in via di trasformazione. Sono i luoghi delle memorie rimosse e del divenire inconscio dei sistemi urbani, il lato oscuro delle città, gli spazi del confronto e della contaminazione tra organico e inorganico, tra natura e artificio. Qui la metabolizzazione degli scarti dell'uomo, da parte della natura produce un nuovo orizzonte di territori inesplorati, mutanti e di fatto vergini, che Stalker ha chiamato Territori Attuali, indicando con il termine attuale il "divenir altro" di questi spazi.


Paesaggi urbani

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