Muti, servono più teatri e orchestre

'Vergogna per le regioni che non ne hanno'

 "Il nostro è un paese che ha bisogno di più orchestre, di aprire altri teatri: l'ho già detto, lo dico spesso, ma non succede mai niente. E allora non mi stanco, lo ripeto ancora...". Ormai questo è diventato quasi un ritornello per il maestro Riccardo Muti. E il grande direttore d'orchestra ha voluto ribadirlo anche stasera, da Firenze, o meglio da Palazzo Vecchio, dove per lui è stata organizzato un evento pubblico nel salone dei Cinquecento, nella ricorrenza del cinquantenario dal suo debutto al teatro del Maggio musicale fiorentino. "Abbiamo regioni senza un teatro d'opera, regioni senza un'orchestra sinfonica - ha continuato - E non le nomino, queste regioni, perchè sarebbe un'umiliazione, più che per loro stesse per tutta l'Italia, per tutti noi". Perchè l'Italia, "è paese della cultura. L'altro giorno, qui a Firenze, ero davanti alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore e al Campanile di Giotto: mi sono bloccato come un bambino, stravolto dalla bellezza. Non esistono aggettivi per descrivere tutto questo. La nostra cultura è la nostra grandezza. Ma siamo troppo viziati, perchè, a differenza del resto del mondo, conviviamo con i più grandi capolavori della cultura quotidianamente, ovunque, in questa nostra Italia". Un amore tanto appassionato, quello di Muti per il suo paese, da spingerlo anche a proclamare l'italiano "la lingua più bella del mondo: basta con tutte queste parole inglesi che usano tutti troppo spesso", ha sbottato. "Quando chiedo una cosa, e mi viene risposto 'ok', io replico: 'non dite ok, dite sì. Del resto lo diceva anche Dante che 'l'italiano è la lingua dove il sì suona. E appunto suona perchè è la lingua più bella del mondo". Durante l'incontro, tra il serio e il faceto, il direttore d'orchestra è tornato anche a rullare i tamburi su un altro suo ormai antico cavallo di battaglia: riportare le spoglie di Luigi Cherubini da Parigi, dove si trovano, nella natia Firenze. "Rivolgo un appello ufficiale, a livello politico: il presidente della Repubblica , il ministro della cultura chiamino Macron; e Macron chiami il direttore del camposanto dove riposano le spoglie del nostro grande compositore: riposino dove debbono, nella basilica Santa Croce, in cui la sua tomba è spoglia e vuota. I francesi diano a Cesare ciò che è di Cesare". Poi, sempre sul filo dell'ironia, ha menzionato un altro Cherubini: "Anche Jovanotti, Giovanotti, si chiama così, no? Forse è un discendente del grande musicista fiorentino, chissà!" Oltre ai prevedibili, e numerosi, scrosci di applausi, per Muti (che ha anche spiegato di ritenersi un "uomo molto politico, ma quando dirigo non faccio politica; faccio solo arte, se e quando ci riesco", ha detto), è anche stata approntata una piccola sorpresa: una maglia della Fiorentina speciale, a lui consegnata dal sindaco Dario Nardella, con il suo nome e il numero 50. Il Maestro resterà a Firenze anche nei prossimi giorni: domani sera (con replica il 13) chiuderà infatti l'82/a edizione del festival del Maggio musicale dirigendo in forma di concerto il Macbeth di Giuseppe Verdi.

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