Valadier alla Frick, lo splendore della Roma del '700

Per la prima volta fuori Italia anche santi del Duomo Monreale

Gli splendori di Roma all'epoca di Luigi Valadier: la prima mostra monografica negli Usa dedicata a una delle figure più importanti dell'arte decorativa italiana del Settecento aprira' domani i battenti alla Frick Collection. Disegnatore di talento, designer, orafo, argentiere e scultore in bronzo, Valadier utilizzo' anche pietre preziose e smalto, legno e vetro per creare opere uniche per i nobili suoi clienti e la rassegna di oltre 50 oggetti allestita fino al 20 gennaio nella casa-museo dell'ex magnate dell'acciaio Henry Frick su Fifth Avenue fa giustizia al suo genio artistico.

Luigi ereditò l'attività del padre Andrea nel 1759, e la sua insuperabile competenza tecnica unita a un gusto estetico superlativo fecero si' che i pezzi usciti dall'officina Valadier di Via del Babuino a Roma furono per un quarto di secolo gli "oscuri oggetti del desiderio" di papi, aristocratici e sovrani stranieri. A dispetto del cognome francese, Luigi era profondamente romano e, una volta prese le redini del business, diede alla ditta un respiro internazionale. Molti dei clienti pero' non pagavano in tempo ed e' cosi' che Luigi Valadier, sopraffatto dai debiti e dal dover tenere in piedi un'officina di oltre cento persone, nel 1785 si tolse la vita buttandosi nel Tevere. Il suicidio fu l'epilogo drammatico di una carriera di oltre 25 anni, ma non la fine del brand.

"Piazza del Popolo a Roma, il capolavoro del figlio Giuseppe, e' in sostanza un monumentale 'deser', una delle creazioni di Luigi per la tavola dei nobili, adattata pero' su scala urbana", ha osservato Xavier Solomon, chief curator della Frick, presentando la mostra. Dei rarissimi centrotavola di Valadier soltanto tre sono sopravvissuti e il museo ne riunisce uno normalmente diviso tra Palazzo Reale e Museo Archeologico a Madrid. Luigi lo creo' per l'ambasciatore dei Cavalieri di Malta presso la Santa Sede Jacques-Laure Le Tonnelier mettendo insieme modellini di veri monumenti come l'arco di Traiano ad Ancona con l'immaginario del mondo classico - tempietti, colonne, obelischi - realizzati in marmi rari e pietre preziose: un trionfo in Technicolor di estrema opulenza usato per l'ultima volta per le nozze dell'infanta Cristina di Spagna. Ci sono voluti quattro anni per realizzare la mostra, curata da Alvar Gonzales-Palacio, che ha anche firmato una monumentale monografia commissionata dalla Frick. Molte delle opere, tra cui le statue dei santi del Duomo di Monreale, non avevano mai prima d'ora lasciato l'Italia: collocate di solito sotto i mosaici, non ricevono usualmente l'attenzione che avranno a New York.

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