Design & Giardino

Arredi universali e riedizioni del passato

Al Salone del Mobile le tendenze del design contemporaneo

Knoll International Salone del Mobile 2019 © ANSA

L'arredo universale è una delle tendenze forti del Salone del Mobile 2019. "Arredi universali": che non significa neutri, ma piuttosto accettabili da un pubblico variegato e trans-nazionale. La poetica semplicità non va confusa con il Minimalismo della fine degli anni ‘90. Si tratta piuttosto di un approccio che coniuga il sofisticato pauperismo delle sette millenaristiche americane con un disegno a tratti ingenuo che riporta alla mente gli arredi delle scuole della nostra infanzia. Esemplificano perfettamente tale filone di ricerca sia Artek, introducendo a catalogo la sedia Atelier, progettata per il Nationalmuseum di Stoccolma da Taf Studio, sia Lema, con il segno minimo della consolle “Ella” di David López Quincoces. In questa tendenza, orientandosi però a una rilettura della straordinaria tradizione del mobile danese, possiamo inserire la poltroncina “Kay Lounge” disegnata da Jean-Marie Massaud per Poliform e il divano “Trigono” di Michele De Lucchi per Alias. Verso ovest, alla stagione essenziale del design americano anni ‘50, guarda invece Rodolfo Dordoni per dare vita a “Tusa”, poltroncina prodotta da Zanotta.

Al medesimo risultato di poetica semplicità si può poi giungere percorrendo una seconda strada volta a ripensare quegli arredi storici, in specie viennesi dell’inizio del XX secolo, in cui l’essenzialità si poneva come strumento per superare la ridondanza degli stili storici (pensiamo a Hoffmann o a Kolo Moser, di cui, guarda caso, proprio a Vienna è in corso un’importante antologica). Rientra in questa accezione la poltroncina “200” di Michael Anastassiades per Gebrüder Thonet Vienna, rilettura degli intramontabili arredi in faggio curvato.

Lavorare sul passato: d’altra parte, il tema della riedizione vera e propria, ossia il percorso di scavo all’interno degli archivi alla ricerca di pezzi dimenticati, prosegue la sua corsa come tendenza assolutamente dominante, in grado di “curare”, con la sicurezza del déjà-vu, una sorta di ansia del nuovo, fenomeno sempre più evidente tra i compratori. Nell’anno del centenario del mitico Bauhaus non poteva mancare un forte ricordo dei pezzi più significativi prodotti dal movimento di Weimar-Dessau e, in questo percorso, Knoll International, che da sempre ne controlla una parte, gioca una partita vincente. È, in particolare, Mies van der Rohe, ultimo direttore della storica scuola chiusa nel 1933 dal partito nazista, a essere salutato. Tra gli omaggi stilistici al Bauhaus da segnalare senz’altro quello di Nicola Gallizia con la poltrona “Lull” per Porro.

Un altro centro di interesse e di rinnovato studio è la Danimarca: particolarmente significativa in questa accezione la ricerca condotta da Carl Hansen&Son che ha portato al recupero dell’iconica sedia CH30, disegnata da Hans J. Wegner nel 1954, e della poltroncina “Contour” (1949) di Børge Mogensen, caratterizzata da un peculiare accostamento di legno massello e multistrati curvato. Fredericia 1911 ha, invece, analizzato gli archivi del danese Jens Risom, scomparso centenario nel 2016, rieditando alcuni capolavori dimenticati quali il piccolo, ma figurativamente complesso, tavolino “Magazin”. Fritz Hansen se da un lato prosegue un lavoro filologico sull’eredità dell’americano Paul McCobb (1917-1969), non più editato dagli anni ‘60 e oggi nuovamente presente con pezzi di dichiarata impronta razionalista (vedi gli scaffali “Planner”), dall’altro supera il criterio di riedizione introducendo un’inedita concezione di reinterpretazione o meglio di rilettura: Jaime Hayon ha infatti lavorato sulle figure classiche del design danese degli anni ‘50, nello specifico Hans Wegner e Finn Juhl, gonfiando leggermente le linee originali e trasformando le loro poltrone in personaggi da fumetto. L’attenzione dei produttori si è però spostata recentemente anche verso personaggi italiani da riscoprire: così, Poltrona Frau prosegue l’opera di analisi del corpus progettuale di Gianfranco Frattini, proponendo una libreria da centro girevole (“Turner”, già modello “823” del 1963) che costituisce una vera e propria invenzione tipologica. In generale poi il concetto di riedizioni si è avvicinato a noi nel tempo: la JK easy chair, disegnata da Jun Kamahara alla fine degli anni ‘90, rientra in produzione per Ritzwell con i suoi voluminosi cuscini appoggiati su un’esile struttura in metallo che, col passare degli anni, “invecchierà”, acquistando una preziosa patina secondo il principio giapponese del furubi. Al 1993 (sembra l’altro ieri, ma sono passati 26 anni!) risale infine l’iconico sistema di sedute componibili “Todo Modo”, disegnato da Jean-Michel Wilmotte per il museo del Louvre, e oggi rieditato da Tecno.

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  • Redazione ANSA
  • 14 aprile 2019
  • 20:02

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