Gestiva affari dal carcere coi pizzini

Taranto, 31 arresti anche per associazione mafiosa e droga

Redazione ANSA TARANTO

(ANSA) - TARANTO, 25 FEB - Era un pregiudicato 65enne di Lizzano (Taranto), Giovanni Giuliano Cagnazzo, ritenuto organico a una frangia della Sacra Corona Unita, il presunto boss di un'associazione mafiosa del Tarantino che gestiva dal carcere, dove è detenuto, le attività illecite attraverso i pizzini.
    Secondo gli inquirenti, impartiva ordini e direttive agli affiliati in libertà facendo recapitare messaggi su fogli di carta all'esterno della struttura carceraria. L'organizzazione criminale è stata smantellata dai carabinieri di Taranto che oggi hanno notificato due distinte ordinanze di custodia cautelare. La prima, emessa dal gip di Lecce su richiesta della procura antimafia, è a carico di 26 persone (19 in carcere, 2 ai domiciliari e 5 obblighi di dimora), per associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti, alla spendita di banconote false nonché alla commissione di estorsioni con metodi mafiosi fra cui atti incendiari ai danni di stabilimenti balneari e di altre attività commerciali di Lizzano. La seconda, firmata dal gip di Taranto su richiesta della procura, nei confronti di altre 5 persone (3 in carcere e 2 ai domiciliari) per spaccio di stupefacenti, rapina aggravata, lesioni personali ed estorsione.
    L'organizzazione criminale è considerata una costola di un'altra attiva qualche anno fa, riconducibile ai boss Francesco Locorotondo, Cataldo Cagnazzo e lo stesso Giovanni Giuliano Cagnazzo. Anche in questo caso il sodalizio avrebbe agito avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dalla condizione di assoggettamento ed omertà.
    L'organizzazione, secondo gli investigatori, era prevalentemente dedita al traffico di stupefacenti e all'imposizione del "pizzo" in danno di esercizi commerciali di Lizzano con metodi tipicamente mafiosi, fra cui atti incendiari commessi con bottiglie molotov. Giovanni Giuliano Cagnazzo avrebbe fatto recapitare all'esterno del carcere i "pizzini" attraverso Maria Schinai, compagna di Angelo Scorrano, ritenuto fra gli elementi chiave del gruppo criminale. Quest'ultimo, hanno spiegato i carabinieri, si relazionava con Pasquale Scurrano e Alessandro Scorrano, anche loro ritenuti organizzatori, promotori e figure di spicco della compagine malavitosa; vigilava sugli equilibri interni ed esterni al gruppo dando il proprio consenso all'affiliazione di nuovi adepti; percepiva e amministrava regolarmente i guadagni derivanti dallo svolgimento delle attività criminose. Al pregiudicato Antonello Zecca, già appartenente a un altro sodalizio operante sul territorio, era affidata la gestione operativa del racket delle estorsioni ai danni dei titolari degli stabilimenti balneari della litoranea ionica, mentre Costantino Bianchini era gestore del traffico delle banconote false e Francesco Gualano era responsabile dell'approvvigionamento all'ingrosso dello stupefacente. (ANSA).
   

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